Londra anomala. Anche se fino a un certo punto. Il vertice fra i vertici societari sarà di scena in settimana sì nella Capitale, ma in quella inglese. Le sponde del Tamigi da tempo fungono da teatro agli incontri fra dirigenti della Roma. A Londra risiedono diversi interessi riguardanti la sfera professionale di James Pallotta. E per la parte "italiana" del club è senza dubbio più agevole raggiungere il presidente in Inghilterra, rispetto a Boston. Peraltro in questa occasione il viaggio del direttore generale Baldissoni, accompagnato dal direttore commerciale Danovaro, era già programmato da tempo per precedenti impegni sul versante marketing, a prescindere dal periodo delicato che sta attraversando la squadra. La probabile presenza del presidente aggiungerebbe ulteriori motivi al summit. Pallotta ha in programma alcuni incontri a Londra, dove dovrebbe assistere anche all'incontro della regular season Nba previsto all'ombra del Big Ben tra i "suoi" Boston Celtics e i Philadelphia 76ers, in programma giovedì prossimo (alla O2 Arena).

La partecipazione di Pallotta potrebbe richiamare nella Capitale inglese anche altri dirigenti. Per ora Franco Baldini, consulente del presidente, è segnalato in Sudafrica, ma non è escluso che possa presentarsi anche lui all'incontro. Chi raggiungerà il gruppo sarà il direttore sportivo Monchi. La situazione nella quale versa la Roma non è delle più rosee, usando un eufemismo. Il periodo nero cominciato poco prima delle festività natalizie - e culminato nella cocente sconfitta casalinga con l'Atalanta - è stato stigmatizzato dal dirigente spagnolo al termine della stessa scellerata gara dell'Epifania. «Abbiamo problemi di tutti i tipi, per fare mercato ci vogliono i soldi», a grandi linee queste le sue parole nel post-partita, che hanno fatto ulteriormente preoccupare i tifosi. In realtà Monchi non ha delineato alcuna situazione tragica, quantomeno non dal punto di vista della tenuta finanziaria del club e, di conseguenza, del mercato. Il direttore sportivo ha semplicemente sintetizzato (con tutte le ambiguità del caso dettate dalle difficoltà linguistiche) alcuni concetti già evidenti da tempo: la Roma è soggetta ai parametri del Fair play finanziario, come d'altra parte tutti gli altri club; il mancato ingresso in Champions nella scorsa stagione incide sul bilancio di quella attuale; la rosa a disposizione è difficilmente migliorabile in una sessione tradizionalmente avara di "colpi" a sensazione, come quella invernale.

Soltanto qualche settimana fa, quando la situazione tecnica non era ancora precipitata, lo stesso Monchi aveva rimarcato l'esigenza di trovare all'interno della squadra gli innesti per poterla migliorare. Non si trattava di un paradosso di sabatiniana memoria: gli investimenti del mercato estivo sono stati onerosi, ma ad oggi poco fruttuosi. Non sempre per colpe proprie. Karsdorp, Defrel e Schick hanno trascorso più tempo in infermeria che in campo. Gonalons e Ünder hanno scontato un ambientamento più complesso del previsto. Ma al di là di ogni altra considerazione, è comprensibile che il direttore sportivo auspichi che i suoi acquisti diventino importanti per la squadra e magari aiutino a risollevarne le sorti. D'altra parte, se dovesse presentarsi qualche occasione in entrata come in uscita, la Roma si farà trovare pronta. Come già in passato.