Questa volta l'essenziale è visibilissimo agli occhi. La Roma pareggia una partita che avrebbe potuto vincere senza eccessivi affanni. Un punto e punto. Al quale però deve necessariamente essere aggiunta una virgola, con diverse questioni da sviscerare, a meno di non cadere nella facile tentazione della sloganistica. La Roma pareggia una sfida che avrebbe potuto vincere per almeno tre ragioni evidentissime anche a sguardi poco attenti. Per cifra tecnica ben differente da quella degli avversari.

Per vantaggio acquisito a metà gara, anche (e in qualche modo a maggior ragione) se casualmente. Per esperienza e blasone, che in campo internazionale contano eccome. Invece torna dalla Stiria senza fare la storia, accontentandosi di un pareggio che agli incontentabili lascia l'amaro in bocca e a chi si accontenta (ma non gode) la sensazione di una mezza occasione sprecata. Mezza, perché al di là dei pronostici un po' faciloni della vigilia e delle pittoresche esultanze dei suoi componenti al momento del sorteggio, il Wolfsberger Athletiksport-Club ha dimostrato già al debutto in Germania di essere molto meno scarso di come veniva dipinto.

Così è se vi WAC. E anche se non vi va. Le coppe europee insegnano che nulla è scritto in partenza e che le sorprese sono dietro l'angolo. Quella che è stata ribattezzata con un pizzico di generosità l'Atalanta d'Austria è però squadra che corre (spesso sulle ali dell'entusiasmo) e trovarsela di fronte - esattamente come accade con quella di Gasperini - è fastidioso come avere un ronzio di zanzara nelle orecchie mentre si dorme. A scanso di equivoci, il Wolfsberger non costituisce (né deve costituire nell'ultima giornata del girone) un ostacolo insormontabile. In assoluto, ma nemmeno per una squadra ribaltata per otto undicesimi rispetto a quella vincente a Lecce soltanto pochi giorni fa.

L'otto non è stato volante, eppure il turnover è poco imputabile a presunti capricci di Fonseca. Ai due infortunati dell'ultima settimana e ai lungodegenti, si sono aggiunti i cambi quasi obbligati per Florenzi febbricitante e per i due stakanovisti Dzeko e Kolarov, palesemente in debito d'ossigeno. Ma eterogeneità e abbondanza della rosa possono permettere anche qualche variazione in più rispetto a quanto ci si attendesse. Altrimenti diventa inutile avere venti giocatori di livello, e controproducente spremere quelli che a torto o ragione sono considerati "titolari". Anche da qui passa il processo di crescita. Anche con un punto. E a capo. Del girone sicuramente.