Tutto iniziò il 16 luglio 1928, poco più di un anno dopo la fondazione della Roma. Il 16 luglio 1928 è la data che compare sulla lettera scritta da Fulvio Bernardini al suo amico fraterno Bruno Finesi: "Fulvio torna a Roma in una squadra romana", il succo della missiva. "Fuffo" - soprannominato così proprio dalla sorellina di Finesi, che involontariamente storpiava il suo nome di battesimo – dopo due anni all'Inter è pronto a vestire i colori e il simbolo della Capitale, dove è nato e cresciuto. Era passato persino per la Lazio, perché quando era andato a fare un provino per la Fortitudo, il custode del campo lo mandò via, vista la quantità di aspiranti calciatori che ogni giorno si presentavano lì. Bernardini va da quegli altri, quasi fosse un novello Dante che affronta il suo personale viaggio dagli Inferi al Cielo. Tre anni, da attaccante, perché Fulvio nell'arco della sua carriera ricopre ogni ruolo. Ma a dimostrazione del fatto che la Roma esiste ben prima della sua fondazione, che è nell'aria che si respira e nei cuori che battono da sempre e non solo dal 1927, il "Professore" decide di andarsene da quell'altra squadra. Non solo: decide di pagare di tasca sua la penale per liberarsi. E siccome con quelli - come inizierà a chiamarli da quel momento in poi – non vuole avere più nulla a che fare, chiede la nomina di un giurì d'onore che ritiri i soldi per conto della società: si tratta del generale Vaccaro.

Due stagioni all'Inter, ma un anno dopo la fusione tra Alba, Fortitudo e Roman, Fulvio torna per la prima volta a casa. Tornare per la prima volta: è un ossimoro, ma rende perfettamente l'idea di ciò che è stata la Roma per Bernardini e di ciò che Bernardini è stato per la Roma. Sono due innamorati che si incontrano per la prima volta, ai quali basta uno sguardo per avere la netta sensazione di essersi sempre conosciuti. Ferraris IV gli cede la fascia di capitano, ma "Fuffo" gliela restituisce dopo la prima espulsione. Tra i due nasce un legame profondo, o forse quel legame, come la Roma, in realtà è sempre esistito: l'affetto tra i due è tale da spingere Bernardini ad abbracciare e a baciare Attilio in un derby in cui sarà il suo caro amico a vestire la maglia di quelli. Fulvio lo sa, c'è passato, e sembra quasi intuire anzitempo il ritorno del collega di reparto, nel 1938: un bagno purificatore per cancellare il peccato di quel biennio sbagliato. Del resto, sono entrambi in campo, l'uno al fianco dell'altro, nella prima gara giocata a Campo Testaccio: un 2-1 al Brescia, il 3 novembre 1929, nel quale Bernardini andrà anche a segno. Sono insieme anche pochi mesi dopo, il 29 maggio 1930, quando la Roma batterà 4-2 il Modena con dieci romani su undici in formazione. Ci saranno il 15 marzo 1931, sempre a Testaccio, quando una doppietta di Fulvio contribuirà al 5-0 alla Juve dei cinque Scudetti di fila. Stesso risultato il 1° novembre 1933, stavolta contro la Lazio, e anche in questo caso il "Professore" va a segno due volte.

Perché Fulvio Bernardini, nato esattamente 112 anni fa, il 28 dicembre 1905, era venuto al mondo romanista. Perché non si tratta di nascere prima o dopo: certe cose, anzi, certi sentimenti non hanno tempo né spazio, sono eterni. Esistono da sempre. La Roma c'era da sempre, da ben prima del 7 giugno 1927. La Roma è l'aria che attraversa i polmoni, il battito accelerato del cuore di quando baci la persona che ami; la Roma è sete e allo stesso tempo è l'acqua che cura quella sete. La Roma è ciò che Fulvio Bernardini fa il 19 aprile 1936. La squadra è lanciata verso la vetta della classifica, ma a Brescia non ha mai vinto nella sua storia e contro le Rondinelle gli infortuni hanno decimato la squadra. Nella notte che precede il match, il vicepresidente giallorosso Manzolini viene avvicinato da un calciatore avversario, che chiede tremila lire per "agevolare" la vittoria della Roma. Non appena Fuffo lo viene a sapere, mette in chiaro le cose: «Se accettiamo la loro proposta, io non scendo in campo». L'offerta viene rifiutata, la gara termina 1-1 e la Roma chiuderà la stagione ad un solo punto di distacco dal Bologna che vince il titolo, fermato in quello stesso 19 aprile dalla Lazio. Questo è Fulvio Bernardini, detto Fuffo o "Professore" per via della sua laurea in Scienze economiche. Fulvio è la Roma ancor prima che la Roma nasca, è colui al quale è intitolato il Centro sportivo dove oggi si allena la squadra: Piazzale Fulvio Bernardini. Come a voler ribadire il concetto che Fuffo è molto più di un calciatore o di un uomo: Fuffo è la nostra casa.