C'è capitato di rivedere la partita di Torino contro la Juventus. Non una, ma più volte. E c'entra poco una tendenza al masochismo che pure potrebbe essere legittimata da scelte di questo tipo, ma che vi garantiamo non ci appartiene. Ci siamo pure reincazzati non una ma più volte, soprattutto in quel finale di partita con Benatia che lancia Schick tutto solo verso Coso per quella che è stata una palla gol colossale. Lo abbiamo fatto perché spesso, quando già si conosce il risultato, la visione può risultare un pizzico più serena e può consentire di vedere cose che con addosso l'ansia della prestazione, non sempre si riescono a osservare con la necessaria lucidità. Ecco, una di quelle cose che abbiamo scoperto alla seconda e terza visione, sono stati i venticinque minuti del secondo tempo, recupero compreso, con Pellegrini in campo. Quelli in cui il ragazzo ha preso il posto di uno Strootman che ultimamente si fa fatica a riconoscere per il grande giocatore che è stato almeno nei suoi primi sei mesi giallorossi prima che un tremendo infortunio ne bloccasse un'ascesa che sembrava quella di un predestinato a lasciare la Roma a fronte di offerte multimilionarie provenienti soprattutto dall'Inghilterra.

Con lui (e pure Schick) in campo, è stata tutta un'altra Roma. È vero, il risultato è rimasto lo stesso, purtroppo l'ennesima sconfitta consecutiva in quello stadio che ha visto solo la Roma Primavera di Alberto De Rossi riuscire a vincere, ma è altrettanto vero che in quello spezzone finale della gara contro la Juventus, la squadra di Di Francesco ha creato almeno tre clamorose occasioni da gol, due con la complicità dei difensori bianconeri, comunque occasioni chiarissime. In ogni caso, la traversa di Florenzi, il colpo di testa di Under parato dal piedone di Coso e poi la clamorosa occasione capitata sui piedi di Schick a recupero già iniziato, sono lì a dimostrare di come la Roma abbia comunque prodotto le occasioni che avrebbero potuto legittimare anche il pareggio (non dimenticando il tiro all'ultimissimo minuto di Fazio ribattuto in calcio d'angolo a pochi metri dalla linea bianca). Ma al di là delle occasioni, è stata la sensazione che ha dato la squadra giallorossa in quella parte finale, a costringerci a rimpianti che fino a una trentina di minuti dal fischio finale non avevano motivo di esserci. Rimpianti che si traducono anche in una domanda: perché quei venti minuti finali, non sono stati quelli iniziali, come per esempio era accaduto a Londra con il Chelsea che faceva fatica a uscire dalla propria metà campo? Si potrà dire che la Juventus, in quel finale di partita, stava gestendo il vantaggio, ma la sensazione è che la Roma quando ha spinto e velocizzato l'azione ha sul serio messo in difficoltà la squadra campione d'Italia. Che ha finito con il fiatone e con la sensazione di averla scampata contro una squadra che troppo tardi si è resa conto di poter fare male alla Juventus.

E uno dei motivi di questa inerzia di partita ribaltata purtroppo tardiva, a nostro giudizio è stato proprio l'ingresso in campo di Pellegrini. L'unico tra i centrocampisti a disposizione di Di Francesco che ha il cambio di passo rispetto a compagni che hanno tempi di gioco piuttosto simili. L'unico che ha memorizzato da tempo tempi e geometrie del gioco difranceschiano. L'unico che ha tempi di inserimento offensivo che possono sparigliare partite altrimenti bloccate come peraltro succede da un po' di tempo a una Roma che sta facendo una maledetta fatica a trovare il gol. Ecco perché, alla luce di tutto questo, sabato prossimo (ore quindici) all'Olimpico, contro il suo Sassuolo, Lorenzo Pellgrini sembra destinato a far parte della formazione iniziale che avrà il compito di farci trascorrere un fine anno un po' diverso dal Natale che abbiamo appena salutato. Toccherà a lui completare un centrocampo che prevederà ancora la presenza di Daniele De Rossi come regista basso e quella di Nainggolan come secondo intermedio in mezzo al campo, sperando che il belga contro il Sassuolo riesca a trovare la posizione giusta in campo cosa che a Torino non gli è praticamente mai riuscita, in particolare nel primo tempo. Sarà Pellegrini quindi il giocatore destinato a dare una strigliata a una Roma che negli ultimi tempi è apparsa un po' troppo lenta e imbrigliata nei suoi schemi. Sarà lui la variabile in una partita che bisognerà vincere se non altro per ritrovare quella confidenza con il gol che da troppo tempo i giallorossi hanno smarrito. I numeri sono lì a dimostrarlo. E Di Francesco è il primo a saperlo. È necessario che si inventi qualcosa per cambiare la negativa tendenza degli ultimi tempi. E l'uomo designato è Pellegrini, ventuno anni e qualità da protagonista.