Ce lo siamo immaginati, in queste ore, il "povero" Petrachi. Alla fine davvero il problema del suo divorzio col Torino era un dettaglio rispetto al quale il suo compito di ricostruzione di una squadra che abbia come "minima" ambizione quella di rientrare tra le prime quattro del prossimo campionato appare invece spaventoso. Di stress professionali come questo probabilmente non ne aveva mai vissuti. Era abituato bene al Torino, con un budget predefinito, con operazioni di mercato che prevedevano al massimo trasferimenti di una dozzina di milioni, il tempo dell'annuncio e poi subito le luci della ribalta venivano spostate altrove. Da un paio di mesi in qua vive invece in un frullatore, avendo ereditato (ufficialmente solo da quattro giorni) la bella gatta da pelare di rifare la Roma non solo senza budget, ma con la necessità addirittura di dover rientrare di una cifra di una quarantina di milioni di sole plusvalenze: e di necessità ha fatto virtù, sacrificando Luca Pellegrini (uno che l'anno scorso aveva provato a portare a Torino) sull'altare del mancato accordo con i cinesi per El Shaarawy.

Alla Roma dicono che è un problema comune a diversi grandi club e infatti hanno ufficialmente chiesto all'Uefa di riconsiderare i termini della chiusura del bilancio facendoli coincidere con i tempi del mercato, per evitare che anche una società di ambizioni più limitate possa prendere per il collo una semifinalista di Champions (ricordate? è passato poco più di un anno...) sfruttando le scadenze finanziarie: è successo pure al Genoa per Gerson, che alla fine è rimasto alla Roma. Andrebbe sempre ricordato che se ci si ritrova a correre al 30 giugno è solo perché per scelta si posticipa a questa data la mannaia dei conti da sistemare, ma nessuno vieterebbe alla Roma e agli altri club di mettersi in regola prima, magari spendendo meno e aumentando i ricavi, in attesa dello stadio da costruire (e questa è un'altra vergogna di cui Il Romanista si è occupato spesso).

Se poi succede quello che è successo quest'anno, e cioè che si fallisce anche l'obiettivo minimo di raggiungere la Champions con i suoi introiti, allora far quadrare i conti in chiusura e quelli futuri diventa impresa quasi proibitiva. Ecco dove è capitato il "povero" Petrachi, ecco perché corre per 20 ore su 24 lavorando a strettissimo contatto col Ceo Fienga e il vicepresidente Baldissoni. E basta anche un piccolo contrattempo - o grande, come quello che giovedì stava per far saltare la cessione di Manolas per un malinteso tra De Laurentiis e Raiola - per spaventare tutti. Ora la Roma potrà affrontare con maggior serenità ogni trattativa, soprattutto in entrata. Ma a trottola ferma, bisognerà capire se è stata fatta la scelta più giusta.