Schick zero gol. Mancano le reti di Salah. Sintetizzando, è questo il ritornello che dopo il pareggio di Verona contro il Chievo, è il più gettonato e con cui si prova a dare una risposta al fatto che la Roma, in questa stagione, prende sì meno gol, ma ne realizza pure di meno. Troviamo l'assunto ai confini dell'umorismo. Soprattutto nella prima parte, cioè Schick zero gol. Non perché non sia vero,ma per il semplice fatto che il ragazzo ceco arrivato da Genova via Torino, fino al Chievo non aveva mai giocato. E nella pur variopinta storia del mondo pallonaro, non ricordiamo giocatori capci di incrementare il loro score di gol avendo come ruolo quello di spettatori. È un assunto, in sostanza, con cui si prova a screditare la Roma e a far preoccupare il ragazzo. Ed è inaccettabile. Soprattutto perché qui stiamo di fronte a un prospetto di campione. Non lo diciamo per una propensione peraltro naturale all'ottimismo, ma per quello che abbiamo visto. La passata stagione con il ragazzo in maglia Sampdoria. Ma, pure, nei 134 minuti sin qui giocati in giallorosso. Per spiegarci meglio, vi proponiamo una domanda: quali sono state le giocate di calcio che vi sono rimaste impresse nella memoria della partita contro il Chievo? Chi scrive, vi suggerisce una triplice risposta: il colpo di tacco parato non sa neppure lui come da Sorrentino, il tiro pure qui respinto di gamba e dagli dei del calcio che hanno accompagnato il portiere del Chievo nella partita di domenica scorsa, lo scambio con assist finale a Gonalons con l'estremo difensore ancora a esultare.Protagonista sempre lui, Patrik Schick, alla prima partita da titolare dopo mesi di forzata assenza. Se è vero come è vero che tre indizi materializzano la prova, siamo allora difronte a un talento naturale, un ragazzo di ventuno anni, con numeri che ne garantiscono un futuro da numero uno. Per dire, quel colpo di tacco sul tiro di Kolarov, è roba che ad altri è impossibile anche immaginare, la firma sulle qualità di questo ragazzo che la Roma ha voluto a fronte di un investimento che costituisce il più oneroso mai fatto dalla società giallorossa.

Per questa ragione siamo pronti a sbilanciarci, nella convinzione che la storia non ci smentirà. C'è un unico pericolo per perdere questa scommessa, cioè la testa del ragazzo. Ma anche da questo punto di vista chi lo conosce, ci assicura che la testa sia quella giusta, quella di un ragazzo consapevole della fortuna che ha avuto e deciso a non rischiare di buttarla al gabinetto. Ora,tocca a lui, non caricandolo di troppe responsabilità sapendo che avrà bisogno di un po'di tempo per ritrovare quel ritmo partita a cui inevitabilmente i giocatori si appellano ogni volta che rientrano in campo dopo una prolungata assenza. Il tempo concesso si dilaterà se arriveranno i risultati e i gol. Sabato contro il Cagliari è molto probabile che Di Francesco lo rimandi in campi dall'inizio per la seconda volta consecutiva. Stavolta, però, altrettanto probabilmente in coppia con Dzeko, in quel ruolo di esterno offensivo che per caratteristiche del ragazzo si avvicinerà molto a quello di seconda punta. Perché tra le altre qualità di Schick, c'è anche quella di poter essere centravanti o seconda punta garantendo la stessa efficacia e qualità. E giocare con Dzeko al fianco, potrebbe fare bene a entrambi. Perché, oggi come oggi, se pensiamo alla Roma migliore possibile con i giocatori di questa rosa, l'accoppiata bosniaco e ceco lì davanti ci sembra la soluzione migliore. Quella che può garantire quei gol fin qui mancati, un po'perché Dzeko dopo una scorpacciata di reti non sta attraversando il suo periodo migliore di forma,un po' perché Schick fino a Verona non aveva mai giocato. Ora c'è. E siamo convinti che il ragazzo arrivato da Genova ci metterà poco a confermare il suo destino. Quello di un campione.