Il balletto che da mesi, ma sarebbe corretto scrivere da anni, si sta svolgendo attorno alla Federcalcio, ha abbondantemente superato il confine della farsa. Da quando il presidente Abete, con una dignità tipica dell'uomo, rassegnò le dimissioni senza attendere un minuto, dopo il disastro dei Mondiali, sulle spoglie di quella che era la Federazione più importante tra quelle affiliate al Coni si sono combattute battaglie in completa antitesi con i principi che dovrebbero reggere lo sport. Non ho intenzione di ricordare gli "Opti Pobà", i "Cosi", le frasi razziste e sessiste (che non ripeto per rispetto dei lettori di questo giornale), i fallimenti di squadre in palese fase di decozione prima ancora dell'iscrizione ai campionati, certi strani movimenti di calciatori trasferiti per cifre astronomiche, alcuni procuratori che impongono la loro ferrea legge di mercato, movimenti di denaro i cui flussi sfuggono anche ad attenti operatori finanziari. Tutto questo dovrebbe essere noto e certamente lo è ad un pubblico attento quale è quello del Romanista. Quello che sconcerta è la mancanza di volontà di trovare una soluzione affidandosi ad uomini di calcio. L'impressione è che la manifestata volontà del Presidente del Coni di commissariare la Figc, al fine di cambiare regolamenti che la ingessano, con assurdi assemblearismi simili ai soviet, dove tutti i dirigenti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri, non potrà concretizzarsi. Consentire a un Presidente federale dimissionario di prorogare sé stesso quale commissario di una Lega di Serie A tesa solo al rinnovo della cessione dei diritti televisivi è un sofisma giuridico che, di fatto, serve solo a tenere in vita un paziente con un nefasto accanimento terapeutico.

Da questo giornale avevo posto alcune domande su cosa avesse fatto la Federcalcio per recuperare i propri crediti derivanti dalla sentenza di Calciopoli. Naturalmente non è arrivata alcuna risposta. Non tutelare i propri interessi economici, recuperando crediti esigibili da lungo tempo, dimostra l'incapacità di amministrarsi? Molto probabilmente sì. Avere rivoluzionato la Giustizia Sportiva liberandosi o emarginando componenti esperti e capaci, senza passare le candidature al vaglio della Commissione di Garanzia, in barba allo Statuto, dimostra un sostanziale disprezzo per le regole che potrebbe essere risolto anche con un commissariamento. Ma il Commissario non verrà nominato,perché anche il Presidente del Coni ha timore di pronunce sfavorevoli da parte del Tar Lazio. A questo punto resta una sola soluzione possibile:affidare la guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio a Damiano Tommasi. Uomo per bene, grande conoscitore delle cose calcistiche, l'unico ad avere sempre rappresentato l'opposizione ad un governo federale i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Certo, non è uomo da compromesso. Certo, è uno che si batte per i calciatori delle serie inferiori, perché ha dimostrato come si difende la dignità quando ha firmato un rinnovo contrattuale a 1.500 euro mensili. Certo, è uno con cui verrebbero ripartite in maniera più equa le risorse federali. Certo,è uno che si batterebbe per le seconde squadre. Certo, è uno che potrebbe migliorare il movimento intero. Certo, sarebbe la persona giusta. Come lo è stato e lo è Boniek per il calcio polacco, che andrà ai mondiali da testa di serie. I numeri ci sarebbero. Lega Dilettanti, Lega di C, Assocalciatori avrebbero una maggioranza blindata. Non ci vuole molto, è sufficiente dimostrare di amare il Calcio e voler evitare che il giocattolo vada in frantumi