Neppure una lacrima. E se c'è stata, l'ha nascosta bene, abbracciato al suo idolo, Francesco Totti, o mentre baciava Bruno Conti che invece era un fiume di lacrime. Neppure una lacrima perché piangono i deboli, i forti mai. E Daniele De Rossi è stato forte, vero, puro, come pochi altri al mondo, calciatore magnifico, uomo straordinario, figlio che sapeva ascoltare, marito innamorato, papà adorante, simbolo di una città e di una tifoseria che ieri sera gli ha testimoniato l'amore che meritano soltanto le persone vere, pulite, trasparenti.

Neppure una lacrima in quell'infinito giro di campo che chissà come gli batteva il cuore, la sua dolce Sarah a sorridergli, il piccolo Noah che salutava e sorrideva con la sciarpa giallorossa al collo, Gaia con il trucco sfatto dalle lacrime, Olivia Rose a divertirsi con la bandierina che parlava del papà, i tifosi che gli tributavano l'omaggio che deve essere riservato ai grandi.

Neppure una lacrima nell'abbraccio a tutto lo staff schierato in mezzo al campo, ai compagni, fortissimo e prolungato quello con Kolarov, ai romani, al suo erede Florenzi, in bocca al lupo Alessandro l'eredità è doppia ed è pesantissima, a Ranieri che aveva già pianto durante la partita inchinandosi alla Sud, che bello quell'abbraccio tutti insieme dei romani e romanisti con uno stadio che si commuoveva e commuoveva il mondo, quasi un segnale per far capire a chi non ha voluto capire.

Neppure una lacrima di fronte all'assenza della società, Pallotta come previsto rimasto nella sua Boston o chissà dove e speriamo che almeno abbia visto tutto in televisione magari con l'audio basso, la dirigenza rimasta in tribuna forse a riflettere su una scelta che non avrà mai una risposta perché non c'è una risposta se non quella di non aver capito cos'è Roma, cos'è la Roma, cosa sono i romanisti come Daniele De Rossi, unici, inimitabili, infiniti.

Neppure una lacrima da un Capitano che ci ha rappresentato come pochi altri, onorando la maglia che ha vestito per diciotto anni, giovanili escluse, con la totalità di se stesso pure quando non giocava bene, ma dando sempre il cento per cento, trascinatore e trascinante di un'idea, di un'identità, di un romanismo che non tutti hanno capito, al punto da interrompere unilateralmente una storia d'amore che comunque mai finirà.

Neppure una lacrima sotto a quella Curva Sud che è casa sua, li hai fatti giocare tutti con te, protagonisti felici di un'avventura comunque straordinaria, come era stato con Francesco Rocca, Bruno Conti, Agostino Di Bartolomei, Peppe Giannini, Francesco Totti, quel filo giallorosso che è solo della nostra Roma, il trofeo più importante che possa esistere, quel senso d'identità che non ha prezzo e non c'è nessuna carta di credito, neppure dell'emiro, che potrebbe comprarlo.

Neppure una lacrima, perché la tua generosità le ha volute lasciare tutte a noi, inguaribili romantici di una Roma che verrà sempre prima di qualsiasi azienda, pure la meglio oraganizzata, strutturata, programmata. Neppure una lacrima perché i forti non piangono mai. E te, Daniele, sei stato unico.

Ci rivediamo presto. È il tuo e il nostro destino.