Nun glie da' retta, Danie'. Non è finito niente. E' tutto lì, per sempre. Come per Rocca, Ago, Peppe, Checco. Ha deciso l'Azienda, non la Roma, la tua, la nostra Roma. E' tutto lì. Incancellabile. L'esordio, prima volta di una storia lunga 615 partite. Il rigore in Supercoppa. La rete a Manchester, la più bella, perché «io sono tifoso della Roma anche quando perdiamo 7-1». La maglia strappata per la gioia, quella maglia che «me la tolgo per regalarla ai tifosi». I baci alla maglia, solo te ne avevi diritto. La mano sul cuore. La scalata in Curva Sud. L'arrampicata sulla traversa. Quel gol a Siena andato a festeggiare dalla tua gente. L'idea, condivisa con la società, di andarsi a fare tutti insieme una foto sotto la Sud perché quelle maledette barriere erano un insulto all'intelligenza. Il senso dello spogliatoio per la Roma, le parole e gli insulti in difesa di Dzeko, quel fidatemi di me per Kolarov, l'investitura a Cristante nella tua ultima (per ora) conferenza stampa a Trigoria. Quel gol a Livorno, prima vittoria di 10 consecutive, con Sabatini che stava svenendo in tribuna, quello stesso Sabatini che ti sei abbracciato prima della partita con la Samp, vinta con un tuo gol, l'ultimo (anche se stasera, magari perché no) della tua avventura con i colori del tuo cuore.

La tua storia in Nazionale, nessun giocatore della Roma ha giocato e segnato quanto te in azzurro. I tuoi lanci, i tuoi tackle, il tuo senso tattico, il tuo la Roma prima di qualsiasi altra cosa, il tuo essere ragazzo, uomo, marito, papà che non ha mai avuto bisogno di nascondersi dietro le parole, tanto meno di abbassare lo sguardo di fronte a nessuno. Ho avuto il privilegio e la fortuna di accompagnare la carriera di questo biondo di Ostia che mi ha sempre trasmesso la sua purezza. Un episodio per sintetizzare: spogliatoi di Catania, la Roma del primo Spalletti aveva appena perso uno scudetto che avrebbe strameritato. Ero al suo fianco in quel dopo partita. Fu durissimo, con educazione, nelle sue dichiarazioni a proposito di uno scudetto scippato. Ci mise la faccia e le parole. Nel silenzio assordante di tutti, a cominciare da quello della società di allora. Non potrò mai dimenticare. Per tutto questo, e molto altro, non è finito niente, Danie'. Hai vinto poco, in realtà hai vinto tutto. Goditi la tua notte. Non sarà l'ultima. Ci rivedremo presto come del resto lo sai anche te, lo hai certificato con quell'Arrivederci che ha concluso la tua meravigliosa lettera.