Provate a tenere il medio dritto mentre piegate le altre dita della vostra mano; oppure a dare l'impulso di muoversi a un orecchio per volta; o a leccare il vostro gomito. Impossibile? Impossibile. Un po' come per la Roma passare questo turno di Champions League. Era impossibile. Basta tornare un po' indietro con la memoria: quando il 24 agosto Totti e Shevchenko hanno sorteggiato le palline con i vari accoppiamenti del girone, l'opinione unanime decretò quello della Roma come il gruppo più competitivo, ma tutti intendevano proibitivo. Il Napoli, era la valutazione condivisa, dovrà stare attento a Feyenoord e Shakhtar, ma si giocherà il primo posto col Manchester City, stessa cosa la Juventus con il Barcellona scansando Olympiakos e Sporting Lisbona. Ebbene, a 90' dalla fine dei gironi, la Roma potrebbe addirittura anche perdere per qualificarsi e aspira ancora al primo posto se - vincendo - il Chelsea non batterà l'Atletico, il Napoli deve vincere in Olanda e sperare che il City passi a Donetsk, mentre la Juve deve fare risultato ad Atene per non rischiare lo scherzetto dallo Sporting impegnato al Camp Nou. In sostanza: il compito più facile è della Roma. Ribaltati pronostici che erano quasi sentenze: citando in ordine sparso, sui giornali quel 25 agosto fiorivano i commenti epici sui confronti dal sapore già quasi leggendario tra Juve e Barça e l'elogio (anticipato) della bellezza per la sfida tra City e Napoli. E la Roma? "Quanto sei sfortunata", titolava un po' per tutti Tuttosport. I termini degli altri erano: "Brividi" per il Corriere della Sera, "Ci vuole l'impresa" per il Corriere dello Sport, "Che botti" sintetizzava la Gazzetta, "Totti sfortunato" per Il Messaggero.

Il Romanista non era in edicola. Chissà che avrebbe scelto Cagnucci per la prima, di sicuro nessun pianto e molta fierezza. Come Di Francesco: che quel giorno s'era messo davanti alla tv con la squadra - la sua "famiglia" - a vedere Totti che estraeva le palline e ne rimase per un attimo deluso, ma poi inorgoglito. Sarà bello andare a Londra e a Madrid, avrà pensato, soprattutto se la Roma che ho in testa sarà pronta in campo. E ieri Eusebio era lì, 450 minuti di partite dopo, con la stessa faccia serena, i capelli sempre spettinati e gli occhi coperti da lenti molto spesse, a dire con la stessa serenità concetti assai meno astratti. Quelli furono i giorni della resilienza. Ricordate che bella espressione tifò fuori per ammonire chi gli dava del mediocre inadeguato? 

Questi invece sono i giorni della consapevolezza. Vedere ieri in faccia da vicino De Rossi e Di Francesco faceva proprio un bell'effetto. Figli di Roma, capitani, bandiere. Bella gente, di cui ti puoi fidare. Che non cerca scusanti e si assume le sue responsabilità. Magari da stasera finirà l'epoca del "mai'nagioismo". Anzi, è finita il 24 agosto.