«Grazie a tutti per essere venuti». Con questa frase inusuale Ranieri ha chiuso la sua conferenza stampa. Visto l'orario mattutino (le 10,30, ormai una consuetudine con lui) e soprattutto la festività, il tecnico ha pensato che fosse giusto ringraziare i giornalisti convenuti. Un gesto d'altri tempi per un allenatore d'altri tempi che però, a quanto pare, in questi si ritrova ancora bene. E se la Roma è tornata a sperare nella Champions - perché al di là dei risultati dell'ultimo weekend che hanno rispedito la squadra al 6° posto, i segnali indicano una evidente ripresa di tono e "voglia" - lo deve proprio alla rivoluzione gentile di questo signore che chiede permesso e ringrazia, e probabilmente lo ha fatto anche con i giocatori, ottenendo la loro solidarietà e, di conseguenza, intanto la certezza che nessuno avrebbe mollato.
A dir la verità anche a Di Francesco era capitato nel corso della stagione di stimolare una reazione e di ottenerla: era successo a fine settembre dopo i tonfi di Milano e di Bologna, a dicembre dal giorno in cui rischiava la panchina col Genoa, e a febbraio dopo il tracollo di Coppa Italia a Firenze. Poi, dopo l'eliminazione in Champions League in un doppio confronto col Porto in cui la Roma non aveva affatto sfigurato, Pallotta ha preteso il licenziamento del tecnico e quindi di Monchi, e così la Roma si è affidata a Ranieri per il presente e ha lanciato l'offensiva a Petrachi e Conte per il futuro. A ognuno il suo compito: all'imperatore Claudio la responsabilità di restituire la Champions alla squadra (anche se al momento la media-punti è inferiore a quella fatta registrare nella gestione Di Francesco: 11 punti in 7 partite, media 1,57, contro 44 in 26, media 1,69), alla coppia individuata da Pallotta, raccogliendo i suggerimenti dei suoi dirigenti e del consulente Baldini, quella di riportare la Roma a vincere, dopo diversi anni in cui ci si è semplicemente andati vicini, avendo l'accortezza di far crescere la ricchezza interna.

Alla fine si può dire che ancora una volta la società giallorossa abbia saputo affrontare e gestire bene la vita quotidiana e anche le fasi di emergenza, riconoscendo gli errori commessi e lavorando per poterli correggere. E se durante il lavoro dell'aggiustatore Ranieri si riuscirà anche ad arrivare alla firma di Petrachi e, soprattutto, di Conte sarà un altro indubbio segnale, forse quello definitivo, di quanto l'ambizione di vincere sia la prima molla a motivare questa proprietà. Altro che le favolette che racconta chi preferisce mestare nel torbido, non perdonando a Pallotta innanzitutto il fatto di non essersi mai piegato alle assurde prassi della comunicazione politica ed editoriale di questa città.