La caccia al nuovo allenatore sta diventando per molte squadre di Serie A una partita a scacchi, dove i pezzi vengono a volte mossi anche da chi non è ancora seduto davanti alla scacchiera in veste ufficiale, almeno per ora. Tra i candidati principali al ruolo di direttore sportivo della Roma ormai da mesi, Gianluca Petrachi sembra sempre più vicino allo scranno occupato fino all'otto marzo da Monchi (o dal suo ologramma, visto che già da tempo la sua testa era lontana da Roma) e affidato alla competente professionalità di Massara dopo la fuga iberica di Ramon. La rottura tra Urbano Cairo e il dirigente leccese è stata esposta alla pubblica piazza dai diretti interessati, evidenziando i contorni di un rapporto logoro e difficilmente risanabile, nonostante l'anno di contratto che vincola ancora le due parti in causa. Va da sé che per esporsi con dichiarazioni così nette qualcosa di molto concreto sta bollendo nella pentola di Petrachi, seguito con insistenza dalla Roma, dove può vantare sponsor importanti, non soltanto in seno alla dirigenza. Uno sprint importante quello del direttore sportivo del Torino che, tuttavia, non ha ancora portato alla fumata bianca definitiva. Questione di dettagli e di valutazioni importanti che sono ancora in corso, anche sul fronte allenatore.

Fratelli di Lecce

A tal proposito, il nome di Petrachi è ormai da settimane legato a doppio filo a quello di Antonio Conte. Nati nel 1969 a Lecce (il 14 gennaio il dirigente, il 31 luglio l'allenatore), i due sono legati da una grande amicizia che affonda le proprie radici nella condivisione dello spogliatoio ai tempi del Lecce, durante le giovanili e anche nelle prime due stagioni da professionista di Petrachi (dal 1986 al 1988). Le prime presenze per entrambi sono arrivate in Serie B, nella stagione 1987/88, ma mai in contemporanea. Un rapporto solido cui Conte deve anche il suo esordio da primo allenatore nel calcio professionistico. «Sono stato io a convincere Pieroni a farlo esordire in Serie B come allenatore dell'Arezzo nel 2006», rivelò Petrachi nel gennaio del 2012. Da qui a parlare di approdo sicuro sulla panchina della Roma però ce ne corre. L'amicizia può aiutare, ma quando in ballo ci sono vagonate di milioni e ambizioni non basta. L'unica certezza al momento è che l'idea Conte è divenuta sempre più concreta in casa giallorossa e che l'ex ct azzurro non ha chiuso le porte all'esperienza capitolina. Una pista molto reale che, tuttavia, non esclude ancora le altre candidate. Mai come quest'anno si ha l'impressione che anche le panchine che sin qui sembrano più o meno salde (Bayern Monaco, Inter, Juventus e Psg su tutte), possano liberarsi a fine stagione.

Al tavolo con le big

Arrivato al Torino come vice direttore nel 2009, Petrachi è stato promosso direttore sportivo nel gennaio del 2010 dopo le dimissioni di Foschi. Nei primi sette anni di lavoro, l'ex centrocampista ha ottenuto ben cinque rinnovi, l'ultimo dei quali fino al giugno del 2020, arrivato nel dicembre del 2017. Molto attivo in territorio sudamericano (Bruno Peres, Lyanco, Boyé, grande rimpianto di Walter Sabatini, solo per citare alcuni nomi), l'attuale ds del Toro ha scommesso bene anche sul mercato italiano (Belotti, Benassi, Cerci, D'Ambrosio, Darmian, Immobile e Zappacosta ad esempio), non trascurando anche le trattative in entrata con i grandi club europei (Aina con il Chelsea, Hart con il City, Meité con il Monaco, Nkoulou con il Lione, Sirigu con il Psg).