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Atletisti fan di Spagna: dall'antimadridismo alla simpatia con la Sud romanista

I tifosi dell’Atletico sono stati fra i maggiori esponenti del movimento ultras: colorati, rumorosi, ma anche estremi e violenti

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
22 Novembre 2017 - 12:00

Ne è valsa la Peña. Dai favolosi Anni 80 (1982 per la precisione) al 2014 la Peña, gruppo in spagnolo, non è stato altri che il Frente. Non soltanto a Madrid, sponda Atlético, ma anche nel resto della Spagna. Il movimento ultras non ha mai avuto nella penisola iberica un seguito importante come da noi. Ma nella curva dei Colchoneros qualcosa di diverso dal resto del regno c'è stato. Saranno state le origini di una tifoseria nata nelle classi meno abbienti della Capitale, e quindi più calda; o forse un confronto cittadino impietoso, per numero di trofei come per "peso" politico-sportivo, che ha incrementato il senso di appartenenza. Fatto sta che dal 1968, la curva atletista è sempre stata la più importante, quantomeno fra quelle delle squadre della Primera División. A dirla tutta anche la più temuta. In principio fu la Peña Fondo Sur, poi diventata Peña Rubén Cano (dedicata all'attaccante biancorosso degli Anni 70), tutto rigorosamente nel Fondo Sur del Vicente Calderón, rispettando ogni basilare tradizione atletista, a partire da quella geografica. La squadra nasce nella popolarissima Vallecas, poi si sposta all'Imperial, a ridosso del Manzanarre, in zone abitate dal ceto medio-basso, nella parte Sud di Madrid (fondata però da studenti baschi emigrati in Castiglia, che da Bilbao portarono nome e colori). Contrapposta anche nell'estrazione al Real, la squadra della corona già dalla denominazione, di casa a Chamartin, quartiere dell'alta borghesia che trova nel Paseo de la Castellana, stradone costellato di grattacieli e sedi di banche, la sua naturale espansione verso Nord.

È proprio con il Real - ovviamente - la rivalità più accesa dei tifosi dell'Atlético. Una distanza talmente ampia da portare i Colchoneros a spostare i propri festeggiamenti in occasione di vittorie importanti, da plaza Cibeles - "inquinata" dagli odiati avversari cittadini - a plaza Canovas del Castillo, davanti alla fontana di Nettuno. Dalla terra al mare, anche nei simboli c'è divario. A Madrid tutto (tranne l'estrazione ideologica: entrambe le tifoserie sono di destra) è dicotomico fra madrididsti e atletisti, compresa la corsa cittadina, chiamata non a caso Carrera Norte Sur, ovvero Maratona Nord Sud,che parte dal Bernabeu per finire al Calderon. I corridori partecipano con casacche che portano i colori delle rispettive squadre del cuore: non c'è alcun vincitore singolo, trionfa la fazione con la media migliore fra chi taglia il traguardo. Spesso per i Colchoneros si tratta di un tentativo di rivalsa diretta nei confronti dei rivali, i quali oltre ad essere vincenti (spesso con modalità discutibili), rappresentano anche l'espressione del potere. Quello sportivo come quello politico: dalla famiglia reale (pare con l'eccezione di Felipe, che secondo la leggenda sarebbe atletista per dispetto a papà) ai vari governi, con l'apice raggiunto durante il franchismo. Il Caudillo fece del Real la massima espressione sportiva della propaganda di regime, con tutte le conseguenze del caso. Fino alla fine degli Anni 90 il rancore era talmente acceso da non permettere all'afición blanca di metter piede nel settore ospiti del Calderón, pur di non rischiare incidenti che per un ventennio almeno sono stati all'ordine del giorno.

L'amicizia con i Boixos Nois del Barcellona si fondava sulla comune avversione anti-Real. Perfino la simpatia con alcuni esponenti della Sud romanista, nasce contrapposta all'amicizia fra madridisti e laziali. Oggi la distanza con i blancos è più che diluita, in gran parte a causa delle leggi speciali che anche in Spagna hanno amputato il movimento ultras alle fondamenta. La repressione delle istituzioni peraltro è partita dopo l'ultimo gravissimo episodio che ha coinvolto proprio esponenti del Frente Atletico: gli incidenti del 30 novembre 2014 nel corso dei quali perse la vita il tifoso del Deportivo Francisco Taboada, detto Jimmy. Da allora lo striscione dello storico gruppo non ha più trovato accesso nell'impianto dell'Atletico, e parte dei suoi componenti sono stati estromessi per disposizione dello stesso club. Nel precedente fattaccio risalente al 1998,in cui perse la vita il tifoso della Real Sociedad Aitor Zabaleta, il gruppo portante del Fondo Sur (all'epoca contava 4500 iscritti) fu risparmiato perché l'omicidio del giovane basco venne attribuito al Bastion 1903, piccola frangia distaccata e ancora più estrema di vecchi frequentatori del settore. Di fatto, nonostante lo striscione non appaia più, i ragazzi del Frente sono ancora presenti in casa e in trasferta. Ma il passaggio dalla caldaia del Calderón, al favoloso ma asettico Wanda Metropolitano, l'organizzazione delle coreografie gestita direttamente dal club, e le misure anti violenza dello stato, hanno troncato una vecchia storia. Anche se c'è stato un tempo in cui ne è valsa la Peña.

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