La Roma stasera diverrà la prima squadra italiana a giocare nel nuovo stadio dell'Atletico Madrid, il Wanda Metropolitano. Nuovo, sì, ma fino a un certo punto. L'impianto fu infatti realizzato nel 1993 e inaugurato nel 1994 - ma con una sola tribuna - per l'atletica leggera. Si chiamava Peineta e ospitava fino a 20mila spettatori. La Peineta fu chiusa però nel 2004, quando fu presentato un progetto per permettere a Madrid di candidarsi ad alcune edizioni dei Giochi Olimpici. Ma da attesa ad abbandono il passo è breve. E così la Peineta è rimasta inutilizzata per vari anni, dopo il fallimento delle candidature ai Giochi del 2012, 2016 e 2020. Nel 2008 l'Atletico e il Comune hanno firmato un accordo che prevedeva il passaggio di proprietà dell'impianto dal Comune al club, che avrebbe dovuto ricostruirlo da zero. In cambio, l'Atletico avrebbe ceduto il lotto del Calderon all'amministrazione, che avrebbe realizzato delle abitazioni e un parco. Nel 2014 il Comune di Madrid ha approvato l'idea di intitolare lo stadio a Luis Aragones, bandiera dell'Atletico e commissario tecnico della Spagna campione d'Europa nel 2008. Tuttavia nel 2016 il presidente de club, Enrique Cerezo, ha annunciato l'accordo che avrebbe portato al nome con cui è conosciuto ora lo stadio: Wanda Metropolitano. Una doppia denominazione che ben rappresenta la duplice anima dell'Atletico nel 2017. Da un lato, la tradizione rojiblanca : il nome Metropolitano richiama infatti quello del caldissimo stadio in cui i Colchoneros giocarono fino a 1966, quando per motivi di capienza si trasferirono al Calderon. Dall'altro, l'aspetto commerciale: la multinazionale cinese Wanda è infatti l'azionista di minoranza del club madrileno (detiene circa il 20% delle quote) e ha acquisito i naming rights dello stadio per i prossimi dieci anni.

Fra tradizione e innovazione. Come tutti i grandi cambiamenti, il trasloco dal Caderon al Wanda ha generato sia critiche che approvazioni da parte dei tifosi. «Il nuovo stadio è un impianto senza anima, accoglie tanta gente ma non si sentono forte i cori», racconta Miguel, barista nella zona de La Latina al centro di Madrid. «L'abbandono del Calderon è un passo doloroso che siamo costretti a compiere per crescere», gli risponde Angela, cliente storica. Anche la tifoseria dell'Atletico ha avuto qualcosa da ridire sul nuovo stadio. Oltre alla questione del nome (i tifosi non hanno accolto bene l'imporsi del nome Wanda su quello di Aragones o Metropolitano), c'è un problema legato a un aspetto fondamentale nel calcio spagnolo: la previa . Ossia quelle ore (di solito non poche) che i tifosi dedicano alla "preparazione" della partita nei bar e nelle vie adiacenti allo stadio. Il Wanda, infatti, è una sorta di cattedrale nel deserto, e i tifosi non hanno punti di riferimento in cui riunirsi nel prepartita. La questione, per alcuni tifosi dell'Atletico, è così fondamentale che nelle precedenti partite li ha portati a indire 15 minuti di sciopero per la rimozione di alcuni chioschi-bar di fronte allo stadio.