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Lo scoop che non c'è: I sorrisi di Mourinho

I teleobiettivi cercano disperatamente di pescare José scuro in volto. Niente da fare: lui appare disteso, spensierato, felice. E Zaniolo corre, segna, esulta

Mourinho sorridente fuori dal pullman della Roma

Mourinho sorridente fuori dal pullman della Roma (As Roma via Getty Images)

PUBBLICATO DA Mauro De Cesare
18 Luglio 2022 - 11:10

Decine  e decine di teleobiettivi, non semplici macchine fotografiche, scrutano e spiano un piccolo angolo verde del Portogallo, un lussuoso resort in Algarve, grandi spiagge sabbiose e panorami incantevoli. Teleobiettivi, perché permettono di riprendere il soggetto inquadrato e molto lontano, come se fosse più vicino. E il pensiero corre subito a una “pin-up”, una “donna copertina” che tenta di sfuggire alla vista di curiosi o paparazzi. 
Niente di tutto questo. Nessuna bellezza femminile, anzi. Un uomo sulla sessantina, pochi capelli, rasati a mo’ di “boccia”e perfino grigi. Beh, sveliamo l’arcano. Il soggetto preda di tanta attenzione e curiosità altri non è che Josè Mourinho. Come? Teleobiettivi per Mourinho? E per scoprire cosa? Nasconde un qualcosa che non si dovrebbe vedere? Riavvolgiamo il nastro. Sarà tutto più chiaro.

Si deve tornare al 4 luglio, quando lo Special One posa le ruote, pardon le gambe, in aeroporto,  nella “sua” Roma, dopo meritate vacanze. I tratti del viso accigliato, o forse solo stanco per il viaggio, senza guardaspalle o simili e appena quattro parole. Da dedicare a chi, con lo smartphone, allunga le braccia alla “tiramolla” per strappare una dichiarazione. Che, puntuale, arriva: "Parlerò il 13 agosto". Eureka. Mourinho furioso torna a Roma sul piede di guerra. Ne sentiremo delle belle. Prepariamoci a scoop o fake. Parlare bene o parlare male, basta che se ne parli. Si entra nel “campo minato” della campagna acquisti. Lui, rabbioso e frustato, pronto allo scontro con la società? No. Non è così. Fine di una presunta telenovela, ancora prima che cominci.

Mou si presenta a Trigoria, Pinto non emette neppure una sillaba, i Friedkin confermando i loro spietati silenzi e strategie (che lo scorso anno fecero cadere dal letto tutti, nessuno escluso, con l’annuncio dell’arrivo del tecnico portoghese sulla panchina della Roma) restano nell’ombra. Sì, nell’ombra, preoccupandosi solo dell’uscita della società dalla Borsa. Una nuova realtà, che modificherà tutta la conduzione societaria in futuro.
Non avendo altro su cui puntare, diventa Zaniolo l’ombelico del mondo. Ma nonostante tutti i tentativi di far cadere in trappola la Vecchia Signora, presunta corteggiatrice di Nicolò, nessuno riesce a far rilasciare una dichiarazione ufficiale alla Juventus. Non arrivano conferme o smentite.
E allora entrano in azione i teleobiettivi che cercano di rubare volti truci, tesi e ordini perentori di Mourinho sul praticello verde in Algarve. Praticello dove tutti corrono svolazzando sereni e liberi come aquiloni. E lo Special One? Sorridente come e più della sera in cui a Tirana ha vinto l’unico trofeo europeo che mancava nella sua bacheca. Festeggiato perfino con inattese lacrime da un allenatore che ha vinto tutto. Ma che a sessant’anni trova la profonda dignità e serenità di uomo libero, sciogliendo le proprie emozioni, stropicciandosi gli occhi e asciugando le lacrime. Neppure furtivamente. Solo felice.

In questi giorni, ancora decine e decine di flash dal ritiro portoghese, ma lo Special One è sempre sorridente. Viene “scavato” anche nei momenti di relax: sdraiato all’ombra di un albero o “impegnato” in un rilassante pisolino. Talmente unito, il gruppo, che Mou lascia a Pellegrini e Zaniolo la libertà di parlare  intimamente, seduti in mezzo al campo, davanti a occhi discreti e indiscreti. Tra i due quasi un messaggio subliminale. Nico, nell’amichevole di sabato con il Portimonense, è subentrato per indossare la fascia di capitano, da vero leader, per segnare anche un gol, con un’azione che è nelle sue corde, nel dna: strappo di forza, prepotente e palla in buca d’angolo. E solo poco prima, la traversa aveva fermato un suo destro. Segna, corre, vince, Nicolò. Al centro della scena,  i tormenti diventano (almeno per ora) esultanza dolce e rabbiosa, incontenibile. E quell’abbraccio di Tammy che dice molto, senza pronunciare parole. Le cose non succedono mai per caso. C’è sempre un perché.

E, prima di chiudere questa telenovela mai andata in onda, un ultimo particolare. Quel boomer sessantenne, di cui Roma si è invaghita, si veste dei panni di “novello Totti” e si fa tatuare su una spalla. Cosa? Le tre Eurocoppe, unico ad averle vinte e accarezzate, che brillano nella sua bacheca. Sorridente e il dito indice sul naso: silenzio, non dite in giro che sono contento.

Il finale ci riporta, per chiudere, alla campagna acquisti. Ma voi siete così sicuri che un gigante come Josè Mario dos Santos Mourinho Felix, sarebbe così tranquillo e contento se sapesse che avrà nella prossima stagione una squadra uguale, o quasi, a quella che gli e ci ha regalato la vittoria della Conference? Se lo pensate davvero, siete fuori strada. 

Mou non gioca solo per partecipare. Mou gioca per vincere. Con, all’orizzonte, Paulo Dybala. Lontano quanto? Per aiutarvi, usate il teleobiettivo: sicuramente è un gran bel vedere.

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