Punto e virgola

Il progetto sostenibile di Friedkin e Mourinho

Certe ambizioni oggi sono precluse e solo combinando bene il lavoro sul campo e gli investimenti mirati della società si possono piano piano scalare posizioni

Mourinho e Pinto (As Roma via Getty Images)

Mourinho e Pinto (As Roma via Getty Images)

Dall'inviato a Leicester Daniele Lo Monaco
28 Aprile 2022 - 10:22

L'unico momento della conferenza stampa di ieri sera che Mourinho non ha padroneggiato è stato quando gli è stato detto in diretta il risultato di Fiorentina-Udinese, 0-4. L'ha chiesto di nuovo, per paura di aver capito male. "Dentro" deve aver esultato parecchio, così almeno s'è capito a notare l'impercettibile movimento nervoso del labbro. Dunque, la prima vittoria della Roma in questa trasferta inglese è arrivata mentre la squadra giallorossa si accomodava in albergo perché difendere il quinto (o il sesto) posto è importante quasi quanto arrivare in finale a Tirana. Dà la seconda possibilità di scalare una competizione, di passare dalla Conference, che la Roma sta onorando fino alla fine, almeno (e intanto) all'Europa League, la «competizione del Leicester», dice Mourinho.

Nella sua testa le cose sono chiare: c'è chi parte per giocare la Champions, chi l'Europa League (il Leicester, appunto, che da lì è stato "retrocesso" in Conference, come l'Olimpique Marsiglia) e chi invece sapeva fin dall'inizio di poter lottare al massimo per aggiudicarsi questo nuovo trofeo, come la Roma e come pure il Feyenoord, l'altra semifinalista. Sarà la tredicesima partita nella competizione per la Roma, dal preliminare col Trabzonspor («io avevo capito subito che avrebbero vinto il campionato turco», ha gigioneggiato Mou ieri, ben sapendo che il primato citato accresce ulteriormente i meriti della Roma) alla semifinale d'andata di stasera. È un'Europa a tre velocità, in pratica, la Roma per ora segue i ritmi della terza, ma se tutto andrà bene - in campionato e/o stasera, giovedì e a Tirana - a settembre si ripartirà dalla seconda. Si chiamano upgrade, Mourinho è uno specialista sul tema: «Col lavoro - ha aggiunto ieri - si può migliorare fino a un certo punto. Per arrivare ai massimi livelli poi servono i soldi».

E qui si entra su un territorio che sin dall'ingaggio del portoghese (all'anniversario dell'annuncio manca giusto una settimana) è stato mal compreso dalla maggioranza della stampa italiana: perché quando José sottolinea la differenza dei 3 livelli in cui si battono la Roma, altre squadre top in Italia e più su le squadre top in Europa, non lo fa certo «in contrapposizione» al progetto di Friedkin, né per «sollecitare» acquisti men che meno per «forzare la mano». Dice solo un'ovvietà: alla Roma, «come alla Fiorentina», certe ambizioni oggi sono precluse e solo combinando bene il lavoro sul campo e gli investimenti mirati della società si possono piano piano scalare posizioni. Eccolo il progetto comune: Friedkin deve solo assecondare il percorso per raggiungere gli obiettivi che a poco a poco Mourinho proverà ad alzare. E se le cose tra stasera e giovedì prossimo dovessero mettersi bene, questo progetto potrebbe conoscere un'importante accelerazione. Ad appena un anno dal varo. Non sarebbe male.

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