Fermi tutti. Che nessuno prenda impegni. Che i milioni di cuori romanisti battano all'unisono con gli undici in campo e i duemilacinquecento che dipingeranno di giallo e rosso gli spalti fiorentini. C'è la partita più importante dell'anno in arrivo. Perché «la prossima è sempre la più importante» (come da manuale lessicale dei protagonisti), certo. Ma soprattutto perché la Coppa Italia vale la Champions. Si tratta di un'iperbole fino a un certo punto. Ha il fascino antico e mai sopito del torneo, quello che ci appartiene: nove trionfi, diciassette finali, l'inizio del ciclo più bello e vincente di sempre. E quella coccarda che ha adornato le maglie di Losi, Manfredini, Di Bartolomei, Falcão, Voeller, Totti e De Rossi, fra i tanti. Vale la Champions, perché rispetto alla competizione europea con le stellette, l'inno gagliardo, i grandi campioni, spalancherà anche panorami meno accattivanti, ma ha la suggestione da calcio di una volta. Quello che non cede il passo alla nuova denominazione sponsorizzata. Resta per tutti, semplicemente, la Coppa Italia. E ancora più banalmente resta un trofeo da alzare al cielo. Uno di quelli che si può vincere, senza compiere voli pindarici o gridare al miracolo.

Intendiamoci, resta complicato arrivare in fondo. A partire da questa sera, quando la Roma è attesa da una città ostile e da una squadra difficile da piegare. Per proseguire con la possibile semifinale contro la bulimica Juventus o la rognosissima Atalanta, che soltanto qualche giorno fa ci ha ricacciato le urla del primo tempo in gola. Per poi arrivare eventualmente alla finale, dura per definizione, chiunque sia l'avversario. Quattro sfide non agevoli, ma alla portata. O quantomeno da giocare fino all'ultimo istante, prima di arrendersi. Questa squadra ha già mostrato coi fatti appena pochi mesi fa che anche l'impossibile può diventare reale. A patto di crederci davvero. Di non cedere alle paure. Di restare "sul pezzo" sempre, con le gambe e più ancora con la testa. Qualità che sono mancate troppo spesso invece in tempi più recenti, regalando una quantità di delusioni fin troppo abbondante per non lasciare i tifosi in credito. Loro oggi ci saranno ancora: tanti, entusiasti e carichi, come sempre. Se la Roma prende esempio, può essere la svolta. Quella buona.