Quando ero piccolo, con il mio Commodore 64, mi divertivo con un gioco che si chiamava "B.C.'s Quest for Tires". Un uomo delle caverne - superando corsi d'acqua e saltando sul dorso delle tartarughe - doveva arrivare al traguardo di un determinato percorso entro, e non oltre, un tempo prestabilito. Semplice ma divertente.
Semplice perché tutti i quadri si somigliavano molto, divertente perché - andando avanti - le azioni dovevano svolgersi sempre più rapidamente. Proprio come accade, stagione dopo stagione, per certe dinamiche che coinvolgono la Roma e che, negli anni, hanno visto i tempi accorciarsi per arrivare all'obiettivo prescelto. Un videogame basico, in sole otto giornate, che prevede il lancio dalla torre del prossimo re: José Mourinho. Sono dedicate a lui, infatti, la maggior parte delle attenzioni di chi - suscitando lo stesso interesse di una puntata di Forum in lingua armena - dimentica, o fa finta di non ricordare, le parole e gli obiettivi del tecnico, e della Roma stessa, dal giorno della sua presentazione. Tempo, programma e presa di coscienza nel sottolineare che sarebbero, inevitabilmente, arrivate anche delle sconfitte. Di solito nella prima conferenza stampa si promette senza pensare cosa sarà mantenuto… Mourinho, invece, era stato subito chiaro. Lavoro, crescita. Ma niente, tutto inutile: troppo forte la tentazione di distruggere invece che di lasciar costruire e così, freccia stanca nell'arco dei più prevedibili, ecco saltar fuori il confronto tra la classifica della ROMA odierna e quella - ad oggi - della passata stagione per poter sottolineare che «Mourinho è due punti dietro Fonseca».

«Papà, sono Evàristo… ho conosciuto il dottor Umberto Anzellotti: è una bravissima persona». Già, perché se qualcuno avesse voglia di buttar via del tempo in questo esercizio perché nel farlo con il primo, di campionato, di Fonseca nella Capitale – visto che Mourinho è qui da poco più di tre mesi e non da due anni – così da scoprire, ad esempio, che la Roma di oggi, rispetto a quella, viaggia con due punti in più e non in meno. Lo so, non creerebbe dibattito… E allora meglio aggiustarsi i termini di paragone senza pensare, invece, che ai tifosi queste chiacchiere non interessano. E ancora: meglio non ricordare che in certe partite, maledizione, scomparivamo dal campo mentre oggi questa squadra non molla per novanta minuti e non esce mai di scena. Ci sarebbero poi Guida e Orsato ma non se ne può parlare perché, ormai, è proibito recriminare: se prima si compravano pagine di giornale per protestare - giustamente - contro tutto e tutti, adesso, invece, non si può nemmeno provare ad argomentare perché saresti troppo buono nel concedere alibi quando, invece, gli alibi a questa squadra andrebbero concessi se continuerà - Verona a parte - a meritarseli. Ma sapete che c'è? C'è che da ragazzino "B.C.'s Quest for Tires" mi divertiva molto. Oggi, invece, mi annoia profondamente.