Non è successo nulla. Anche se è successo molto. Il molto è dato anzitutto dalla vittoria, che negli ultimi tempi è stata una spiacevole rarità. Poi - premessa e insieme conseguenza dei tre punti - è successo di ritrovare giocatori che sembravano avviluppati in una spirale senza uscita. Per motivi differenti, ma con uguale risultato. È successo anche di rivedere la Roma che non si accontenta nonostante il risultato largo e nel secondo tempo ci prova ancora. Come se avesse fame arretrata. A ben vedere deve averla, dopo i digiuni dei primi indecorosi mesi di stagione. E, last but not least, è successo di rivedere una corsa di gioia sotto la Sud. Per qualcuno potrà essere secondaria, eppure quell'esultanza di Perotti simboleggia insieme liberazione (personale) dopo il lungo calvario e ricerca di perdono (collettivo) per le tante delusioni "regalate". Atti dovuti verso una Curva che continua a esserci nonostante i risultati, e che in uno stadio con larghi vuoti (più freddo che tiepido e più votato ai fischi che agli encomi nel pre-partita), se possibile canta più forte del solito. Senza farsi ingolosire da una contestazione che sarebbe stata comunque legittima e trascinando il resto degli spalti a fine gara a mutare la diffidenza in applausi.

L'empatia completa è ancora da raggiungere, ma per arrivarci c'è bisogno di altri passi simili da parte della squadra. Però quel consenso conquistato da Schick al momento della sostituzione è un segnale. Ben oltre il rigore conquistato, il gol realizzato o il quasi autogol neutralizzato dalla tecnologia. Proprio il giocatore che ha rappresentato per lunghi tratti l'archetipo del "potrei ma non voglio" ha dimostrato che basta metterci voglia spasmodica, per portarsi tutti dalla propria parte. Fino a prova contraria, chiaro. Perché la bella prestazione col Sassuolo - forse la migliore degli ultimi due mesi - resta ancora soltanto un indizio. Non è successo nulla, si diceva. Che equivale non a minimizzare, ma a restare ancorati a una realtà ancora troppo brutta per essere accettabile. La conferma è richiesta subito, a Parma. E poi in Coppa Italia con l'Entella. E ancora contro Torino, Atalanta e tutti gli altri avversari. Che questa squadra abbia valori importanti è evidente; che li abbia in gran parte nascosti, altrettanto. Il suo pubblico non può non essere in credito. Quantomeno di fiducia: bisogna conquistarsela, a suon di vittorie. Per ora è arrivato un discreto regalo di Natale, ma il brindisi vero è richiesto a Capodanno. Per voltare pagina davvero e dare un altro senso all'anno che verrà.