Chissà se la traversa sotto curva nord dello stadio Olimpico starà ancora tremando. E chissà se pure gli altri legni in giro per l'Italia, e per l'Europa, si sono fermati oppure sono ancora lì - dall'istante successivo all'impatto con il pallone - a tremolare come le gambe di un maturando davanti una commissione d'esame. Fatto sta che ogni tiro di Tammy Abraham sembra che l'esame debba superarlo lui…davanti una commissione, però, troppo spesso impreparata alla bellezza delle giocate di questo atleta che, fin dal suo esordio davanti i tifosi giallorossi, è apparso immediatamente a suo agio in questa nuova avventura professionale.

Ho scritto atleta, volontariamente. Perché questo ventiquattrenne inglese – di quasi due metri – potrebbe riuscire in qualsiasi sport, con ottimi risultati, grazie a una straripante prestanza fisica che non ne compromette, però, l'elasticità nei movimenti e la fluidità di corsa. «Sì, ma deve giocare a pallone…», si dirà. E lui a pallone, anzi: a calcio, ci sa giocare eccome. Poi quelli che vogliono fare gli esperti di tattica - anche se metà di questi la confondono con la tecnica, ma vabbè, mica devono proprio sapere tutto, tutto, tutto - spiccheranno logorroici voli pindarici su come andrebbe sfruttato meglio, ma qui, più che scrivere, vorrei incollare una fotografia di Mourinho che sorride ironicamente.

«Sì, ma segna poco». E qui, di fotografia di Mourinho, vorrei appiccicarcene un'altra - e due - ma questa volta quella di lui che scatta dalla panchina, verso il campo, con la faccia di quello che andrà a sfamarsi mangiandosi qualcuno.
Ma non ho la colla, ho l'inchiostro invece e preferisco, perciò, far scegliere la risposta migliore a voi che leggete: ve ne offro due. Una più sentimentale, più da Danilo PER la ROMA insomma… e cito, allora, due righe del libro "Il Piccolo principe": «Noi che comprendiamo la vita, noi ce ne infischiamo dei numeri». E una più pragmatica: nove presenze, quattro gol, sei pali, tre assist. Tanto Abraham, poche chiacchiere allora. Convinti pure, però, che i suoi margini di miglioramento siano ancora praterie immense da esplorare. Lo faremo, allora, con le sue gambe.