«Bisogna essere duri senza perdere la tenerezza», diceva qualcuno in ambiti ben diversi da quelli di cui ci occupiamo noi. Ma allo stesso modo bisognerebbe essere realisti senza rinunciare ai sogni. Che poi è chi crede ai sogni (non chi li insegue) che riesce nelle grandi imprese. Anche se per costruirle è necessario - quasi indispensabile - passare da quelle a prima vista meno grandi. Passo dopo passo, mattoncino dopo mattoncino. E il primo dice Udine. Niente scherzi. In Friuli dateci una Roma reale (possibilmente in entrambi i sensi: vera quanto sontuosa), solo dopo il Real. L'imperativo è d'obbligo, con i precedenti che fanno da monito. Due soste per le nazionali finora, due ritorni in campo sulla carta più che agevoli, rispettivamente contro Chievo e Spal, due risultati sconcertanti. Abbagliati forse anche in quelle occasioni dalle lucine della Champions all'orizzonte.

Ecco, questa volta non c'è tre che tenga: le due stecche terrificanti hanno già compromesso abbondantemente lo spartito. Bastano, ma ancora di più avanzano. E per rivedere quelle stelle e riascoltare quelle note che tanto piacciono a tutti, esiste una sola strada percorribile: quella del filotto in campionato. Alle prese - come siamo in questa fase - con l'insostenibile pesantezza dell'essere attardati in classifica. L'ultima Roma conosciuta ha regalato sprazzi di fiducia, mostrando se non altro un atteggiamento da squadra seria. Magari non brillantissima, ma con la schiena dritta e la testa giusta. Seria a Napoli come a Firenze, due trasferte da far tremare i polsi dopo quello scivolone inquietante con la Spal, che resta forse il boccone amaro più difficile da digerire anche a distanza di oltre un mese. Perché a differenza degli inciampi di inizio stagione, è arrivato a spezzare una serie che ci aveva rimesso in carreggiata con prospettive più che discrete. Cortocircuito imprevisto di un ingranaggio che si stava muovendo nella direzione corretta, dopo un rodaggio fin troppo lungo.

Resta quella la macchia dell'ultimo periodo: dieci partite, sette vittorie, due pareggi ricchi di rimpianti e recriminazioni. E in mezzo quello sgorbio a sporcare il quadro. Una funzione a questo punto però può averla: l'avvertimento di non caderci più. Soprattutto adesso che si torna da un'altra sosta, che c'è un altro ciclo niente male all'orizzonte e che i due impegni successivi si chiamano Real Madrid e Inter, con tutti i carichi di suggestioni che entrambi - per motivi diversi - si portano dietro. Tutti necessariamente rimandati. Da sabato in poi ci si potrà pensare. Fino ad allora testa, gambe, anima: tutto deve essere proteso verso Udine. I primi blancos hanno anche il nero sulla maglia. E con uguale voglia e foga vanno affrontati. Anche per fare felici quelle migliaia di persone che ancora una volta hanno dispensato la propria fiducia in anticipo e saranno lì in Friuli, dove l'anno scorso una scelta del Casms gli aveva impedito di andare. Mica ad aspettare il Real. A sostenere e accompagnare la Roma, quella reale. E a sognare con Lei.