Guardiola ne fece un mantra: «In questa casa - disse alla vigilia di una famosa sfida con il Real Madrid - siamo abituati a giocare all'attacco. E continueremo a farlo». Di Francesco non richiede la stessa solennità quando incontra i giornalisti in sala stampa, ma i concetti si inquadrano nella stessa bacheca: «La Roma al vertice di tutte le classifiche delle squadre più offensive? Io chiedo di pressare alto per tenere lontani gli avversari dalla porta. Restare sotto la traversa ad aspettare gli altri non può essere un vantaggio. La mentalità del calcio italiano in questo senso sta crescendo molto. All'andata non abbiamo giocato al tutto per tutto, ma nel modo che rappresenta la nostra identità. Noi dobbiamo sempre cercare di attaccare». Quando si dice mentalità vincente.

Di Francesco è uno che rompe gli schemi dialetticamente e anche fisicamente, ma poi ama curarli molto sul campo. Ieri nella conferenza di presentazione di Trigoria ha scherzosamente risposto a chi gli chiedeva qualche dettaglio sulla formazione: «Ah no, stavolta non rispondo, non voglio dare vantaggi a nessuno. Mi dispiace se per questo non mi considererete più un amico. Torneremo amici più avanti». Poi ha portato la squadra sul campo e, a differenza di quel che fanno quasi tutti gli allenatori in casi come questo (nei quindici minuti di visione aperta alla stampa di solito si fa ammirare alle telecamere una genericissima fase di attivazione muscolare) ha schierato ovviamente con il 4-3-3 due squadre da dieci giocatori e ha chiesto loro di costruire, alternativamente, uno sviluppo di gioco secondo i principi insegnati in tutti queste settimane di lavoro. Dando anche contemporaneamente qualche indizio per la formazione (indizi, sia chiaro, non prove): perché Fazio e Manolas erano entrambi schierati da centrali di destra (Moreno e Jesus i centrali di sinistra), Florenzi partiva ovviamente basso a destra, Nainggolan e Pellegrini erano alternativi e El Sharaawy rimaneva saldamente nel ruolo di esterno alto a destra.

Poi magari stasera presenterà una formazione sorprendente, non sarebbe la prima volta. A Londra per esempio schierò Gerson in attacco, col Bologna ha messo Peres al posto di Kolarov. Ieri sul campo ha prima parlottato un po' con De Rossi (sulla scelta tra il capitano e Gonalons non ci sono certezze, ma il francese è favorito) poi ha chiesto ai giocatori la massima concentrazione: «Non vi fate distrarre dalle telecamere, rimanete concentrati per favore». Poi prendeva il pallone, si faceva inseguire in avanti dalla squadra scelta per l'esercitazione mentre l'altra restava a guardare e poi lanciava il pallone ai difensori per la transizione immediata. Tutti all'attacco. Sembrava di sentirlo: «In questa casa si fa così».