Lo spessore della Roma, e le aspettative generate dalla semifinale di Champions dello scorso anno e dell'ottimo risultato in sede di bilancio economico-finanziario, rendono possibile il fatto che dopo un segmento di nove partite con sei vittorie, una sconfitta (ingiusta) e due pareggi ci si approcci alla sfida di oggi con l'idea che se dovesse andar male si riaprirebbe la crisi. Forse è il destino delle grandi squadre e in questo campionato la Roma grande non lo è ancora stata. Dunque, chi è causa del suo mal pianga se stesso e, asciugate le lacrime, pensi a far risuonare all'Olimpico non la musichetta della Champions che Di Francesco ha sventolato come un feticcio da onorare, ma il Grazie Roma che accompagna i tifosi in festa fuori dall'Olimpico a fine gara.

È dai tempi delle tabelle di Montali (che nei felici giorni della fantastica rimonta di Ranieri azzeccò i dieci risultati successivi alla sconfitta di Udine che rilanciarono la Roma in quel campionato poi perso per una sconfitta con la Sampdoria...) che nessuno si è più azzardato a considerare il calendario come un amico di cui fidarsi. Oggi poi che la scaramanzia è diventata una irrinunciabile compagna di viaggio per quasi tutti i tifosi, non ci impelaghiamo nei calcoli ottimistici, ma insomma i tre successi di Champions mettono la Roma quasi al riparo da cattive sorprese riguardo la qualificazione agli ottavi, così adesso fino a febbraio - in attesa di confrontarsi col Real per capire chi merita il primo posto nel girone - ci si può concentrare sul campionato: e dopo questa gara, e sbrigata la sosta, gli impegni fino a Natale e alla sfida di Torino con la Juve di sabato 22 dicembre prevedono Udinese fuori, Inter in casa, Cagliari fuori e Genoa in casa. Ognuno si faccia la sua idea, ma margine per rientrare nelle zone alte della classifica c'è.

Alla partita Di Francesco arriva con qualche dubbio in più rispetto alle abitudini. È il giorno di Schick e per semplici logiche di turn over e rispetto delle condizioni di forma dovrebbe affiancargli Ünder e Kluivert, ma il dubbio che la relativa esperienza dell'inedito tridente possa a un certo punto rappresentare un ostacolo sul cammino della vittoria potrebbe anche spingerlo a dar spazio ad El Shaarawy. E a un certo punto della settimana aveva pensato anche di lanciare Zaniolo, magari arretrando Pellegrini che ormai dove lo metti sta, e fa bene. Ma andare a riprendere l'Inter di Icardi e Perisic e il Napoli di Insigne e Callejon con quattro pischelli (classe ‘96, ‘97 e ‘99) sarebbe forse troppo. Vediamo oggi quanti ne schiererà. Di sicuro ciò che serve è la brillantezza di un gioco che si vede solo a sprazzi, quando la palla si muove in velocità e chi la gioca non si blocca per la paura di sbagliare. Giocate sereni, ragazzi. E fateci passare la sosta per la Nazionale nella stessa maniera.