Dalla perestroika avanzata agli oligarchi. Da Eltsin a Putin. Dalle scatolette di caviale pagate pochi soldi a patto che fossero dollari alle griffe mondiali che ora fanno affari d'oro con le indigene. Dalle matrioske e i colbacchi alle matrioske e i colbacchi. Dalle calze di seta agli alberghi di lusso. Dal 1991 a questa sera. Quasi trenta anni di storia con la Roma in fondo al cuor, passando dalla Coppa delle Coppe che non c'è più, proseguendo con la coppa Uefa che è stata sostituita dall'Europa League, e poi la Champions, terza volta con la sfida di oggi. Perché quella di stasera sarà la quinta volta dei giallorossi (anche se per qualcuno è la quarta, si vede che il freddo causa vuoti di memoria) nei dintorni di quello splendore che è la piazza Rossa. E a dar retta ai precedenti si potrebbe pure stare tranquilli. Lo score, nei quattro precedenti, dice tre vittorie, con tre avversarie diverse, e un pareggio l'ultima volta che ci hanno visto da quelle parti, con beffa finale dopo il novantesimo. Proviamo a ricordarvele quelle quattro partite che ci hanno visto tornare a casa tre volte con il sorriso dei giorni migliori, l'ultima con qualche rammarico che poi fu alla base dell'eliminazione nel girone che ci portò a giocarci l'Europa League.

Cska-Roma 1-2

Neppure i trentenni se la possono ricordare. Era il primo turno della Coppa delle Coppe, il sorteggio ci aveva assegnato un avversario all'epoca più o meno sconosciuto, lo stesso di questa sera, ma il solo fatto che fosse l'espressione dell'esercito che una volta era stato l'Armata rossa, era stato sufficiente a incutere un certo timore. Era la gara d'andata, inizio settembre ma da quelle parti la temperatura era già a livelli del nostro autunno avanzato. Era la Roma di Ciarrapico, in panchina sedeva Ottavio Bianchi, la formazione solo a rileggerla non è che fosse l'espressione di un talento sconfinato (Cervone, De Marchi, Aldair, Carboni, Haessler, Di Mauro, Giannini, Piacentini, Bonacina, Rizzitelli unica punta). Tutto fu meno che una di quelle partite che ti rimangono impresse nella memoria. I giallorossi rischiarono nel primo tempo, poi all'inizio della ripresa andarono in vantaggio con un autogol alla Niccolai di tal Fokin. Durò pochi minuti quel vantaggio, poi ci penso Rizzigol a mettere dentro il pallone della vittoria, il gol che di fatto garantì il passaggio del turno.

Dinamo-Roma 1-3

Atto secondo, anno 1996, ancora settembre, ancora primo turno solo questa volta della coppa Uefa che fu. È la Roma dei primi anni di Franco Sensi. Una Roma che fa fatica ad assecondare la voglia di vincere del nuovo proprietario, anche se si era affidato a un (presunto) mago argentino, quel Carlos Bianchi che a casa sua aveva vinto di tutto e di più. Qui non c'è riuscito, anche se quella notte a Mosca sì. In una partita giocata in uno stadio semivuoto e dopo essere passati in svantaggio per un calcio di rigore causato da Aldair. Ma al tramonto del primo tempo ci pensò Fonseca, sempre su rigore per un fallo su Tommasi, a pareggiare. E poi nella ripresa prima uno splendido gol di Tommasi (tiro al volo di sinistro) e poi Berretta confezionarono un successo confortante per una Roma scesa in campo con Sterchele (ve lo ricordate?) in porta, una linea difensiva con Annoni, Trotta (oddio), Aldair e Lanna, un centrocampo con Bernardini, Tommasi, Thern, Di Biagio e Carboni, unica punta Fonseca.

Lokomotiv-Roma 0-1

È la Roma con lo scudetto cucito sulla maglia, girone di Champions, che va a centrare il terzo successo consecutivo nella capitale russa. Era una grande Roma, molto diversa dalle precedenti, in porta Antonioli, linea difensiva con Zebina, Samuel, Zago e Cafu, in mezzo al campo Tommasi, Emerson, Guigou e Lima, Totti e Batistuta attaccanti. Eppure non fu semplice centrare la vittoria, fu necessario arrivare a poco più di dieci minuti dal novantesimo per esultare ancora una volta a Mosca. Ci pensò Cafu, uno straordinario campione che però non aveva il suo pregio migliore nel gol, a realizzare la rete del successo con un destro dalla distanza deviato giusto giusto nella porta dei ferrovieri moscoviti.

Cska-Roma 1-1

Questa se la ricordano tutti. È datata novembre (25) di quattro anni fa. Era la Roma di Garcia che stava lottando per qualificarsi agli ottavi, impresa alla fine non centrata, anche per un pareggio che suonò come una beffa, arrivato a tempo scaduto dopo una serie di errori paradossali dei giallorossi. Da pochi minuti era entrato in campo Strootman reduce da tre operazioni e un lunghissimo periodo di stop. Consoliamoci con un ricordo che ci mette anche un po' di malinconia. Il gol della Roma fu realizzato, su punizione, dal numero dieci. È stato l'ultimo gol di Totti in Champions League.