Chissà davvero quando «torneranno l'ordine, la pace, la serenità» anche ai tempi nostri. Era l'auspicio della piccola Anna Frank, nei terribili giorni della sua reclusione in attesa di un orco che prese forma all'improvviso e spezzò da un giorno all'altro anche il diritto di sognarla, un'infanzia normale. Anna esorcizzò il male scrivendo alla sua amica immaginaria, Kitty La Federcalcio ha provato a combattere il suo scrivendo un più asciutto comunicato raccomandando a tutte le sue società (anche dei settori giovanili, per cui ieri su diversi campi dilettantistici si è assistito alla commedia di vedere dei bambini recitare i versi ascoltati solo da se stessi mentre da lontano gli spettatori in tribuna non avevano idea di quel che stesse accadendo) di leggere tra mercoledì e domenica prima di ogni partita un brano tratto proprio da quel diario:«Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità» . L'esito lo abbiamo sentito o magari letto sui giornali giovedì mattina. Belle, bellissime parole, salutate col sacrosanto applauso da quasi tutti gli spettatori di ogni stadio epperò ignorate dai settori più popolari, dalle curve quasi compatte di tutta Italia. In qualcuna si è cantato sopra l'annuncio, in altre si è chiacchierato, qui e lì si è levato persino qualche fischio. Logica, persino comprensibile, l'indignazione dei commentatori del giorno dopo.

Eppure grattando via la prima superficie e cercando di capire se all'improvviso le nostre curve siano diventate terreno d'accoglienza di razzisti e intolleranti peraltro in significativa rappresentanza è spuntata anche qualche diversa interpretazione che ha ridotto di molto la percentuale di nichilisti, ignoranti e estremisti di chissà quale reazionaria teoria. Perlopiù, in curva si sente in diritto di dissentire anche chi non vuole ascoltare «le lezioncine della Federcalcio di Tavecchio e Lotito o della Lega di De Laurentiis, Preziosi e Agnelli», di qualsiasi segno siano. Una frase di Anna Frank, l'inno della serie A, uno slogan di solidarietà, un abbinamento commerciale: «Ci trattano come animaletti da laboratorio, ma noi amiamo il calcio più di loro». Anche la Figc, dunque, ha i suoi amici immaginari. Si rivolge al suo interlocutore ideale, sperando che lo ascolti, sicura di scrivere le cose giuste. Ma è la differenza che non vedono più i politici italiani, di chi non distingue più la forma dalla sostanza. Può darsi che in Curva, al netto degli imbecilli che nessuno in questo giornale sta pensando di difendere, ci sono anche quelli che hanno letto Anna Frank ma non sopportano la retorica di chi la sbatte in un comunicato e poi trama affinché i suoi uomini occupino un ufficio importante di giustizia sportiva perché «un domani potrà servire». E magari quel domani è arrivato.