No, lo ammetto, li capisco quelli che dicono «eh però per la cabala...», perché questa vittoria è un po' come bruciarsi un jackpot accumulato in 10 anni di ko in un'occasione che non è la grande occasione per vincere a Torino contro la Juve. Però capisco di più quelli a cui "rodeva" già tanto dopo solo 5' per il gol di Higuain; e ancora di più quelli che al 3-1 di Perotti hanno strillato perché, oh, stai vincendo 3-1 a Torino con la Juve; e ancora comprendo di più quelli che speravano finisse bene almeno uno dei contropiede di Zappacosta, Ünder e poi Kluivert, perché, oh, 4-1 a Torino con la Juve è 4-1, quello resta. La cabala lasciamola alla cabala, prendiamoci la statistica e questa vittoria con cui chiudiamo bene un campionato i cui rimpianti sono a inizio anno, non in questi tre punti "inutili". Anche perché quando la Roma vince è sempre santo. Siamo ad agosto, abbiamo vinto 7 delle ultime 8 partite, e quella pareggiata è stata quella giocata meglio, siamo arrivati a 8 punti dal terzo e soprattutto quarto posto (omissis, molti omissis), gli errori gravi li abbiamo commessi in inverno: Torino in casa, Sassuolo, Bologna, è lì il buco nero del campionato della Roma. E non c'è bisogno né di ieri e nemmeno di questa striscia positiva per capire che questa era, è una squadra che poteva e doveva fare molto di più, perché questa è una squadra che da settembre a dicembre non aveva sbagliato praticamente niente, giocando mediamente senza dieci titolari a partita. E facendo la Roma.

Lasciamo perdere i rimpianti che abbiamo da quando stavamo sottozero, ora fa caldissimo e soprattutto coi rimpianti non ci vai a giocare un'altra possibilità che hai comunque costruito: lìEuropa League. Ci arriviamo come dovevamo arrivarci. Dopo la sconfitta con l'Udinese - perché quella di Napoli tra tutte le sconfitte è stata la più decente - la Roma ha fatto quello che doveva fare. E rimesso a posto un po' di conti, un po' di gol fatti, un po' di distacchi, un po' di piazzamenti, un po' di cose che fanno la differenza nell'anima di un tifoso (da questo punto di vista, calcisticamente parlando, la ripresa del campionato è stata splendida). Ci arriviamo alla fine, primo agosto con un sapore di freschezza e non di afa, di futuro non di finito. I volti di questa partita son per forza quelli di Nicolò Zaniolo e di Riccardo Calafiori. La mejo gioventù contro la Giuventus. Nessuna esagerazione, solo constatazioni. Zaniolo è un'esagerazione di suo, ieri quando il suo biondo s'è accesso s'è fumato tutta la Juventus, non l'ha spenta, ma diviso le acque; questa è cronaca, così come è cronaca la favola di Calafiori: 18 anni, romanista, romano (nel segno della tradizione dei Figli di Roma, no? così come già possiamo iscrivere nella tradizione di Juve-Roma il «go di Calafiori era bono»), un'infortunio da spezzarti più che una gamba un sogno, e l'esordio con gol annullato e rigore procurato a casa della Juventus, con la Roma che vince anche grazie a questo ragazzo "tutto sinistro". Che c'è di più? Una cosa. Tutto questo è successo nel giorno in cui ricorrreva la scomparsa di quello che per me è stato il terzino sinistro più elegante, forte e amato della nostra storia: Aldo Maldera. È solo una coincidenza. Non significherà niente. Ma è bella. Come quando vince la Roma.