Smalling, pensaci te. Si può sintetizzare così la situazione che vede il difensore inglese al centro di una prolungatissima e per certi versi sgradevole questione di mercato. Con la Roma che lo vorrebbe continuare a utilizzare anche nella ormai prossima Europa League, acquisto subito o prestito prolungato fa poca differenza; ma con il Manchester United, legittimo proprietario del cartellino, che da questo orecchio non ci sente, o ci date venti milioni o non se ne parla neppure. Non se ne parla. La situazione, a meno di due giorni dal termine ultimo in cui presentare la nuova lista alla Uefa, tutto è meno che favorevole al club giallorosso. Perché dopo i ripetuti tentativi di arrivare a un accordo con il club inglese che fattura tre volte di più, la Roma ha deciso, più o meno, di alzare bandiera bianca. Trasferendo nelle mani del giocatore e del suo procuratore inglese, James Featherstone, la patata bollente (ma entrambi non hanno l'intenzione di bruciarsi). Ovvero devono essere loro, nel tempo che rimane, a fare pressioni, magari pure sgarbate, nei confronti dello United per provare a convincerlo almeno al prolungamento del prestito per la sfida con il Siviglia, e in caso di qualificazione, per la gara dei quarti di finale. Poi per un eventuale semifinale contro il Manchester sarebbe tutto da discutere. Ma ufficiosamente, perché il regolamento europeo non è come quello inglese che consente a una società che dà in prestito un suo giocatore a un altro club di inserire una clausola in cui si vieta l'utilizzo del calciatore contro la squadra proprietaria del cartellino.

Il fatto è, però, che né il giocatore, tantomeno il suo procuratore, sono intenzionati ad alzare la voce nei confronti dei discepoli di sir Alex Ferguson, contattato personalmente anche da Franco Baldini, contatto in cui il dirigente della Roma ha toccato con mano come le decisioni del club ormai non coinvolgano più il più grande allenatore della storia dello United. Soprattutto il giocatore, ragazzo dai modi gentili e con una filosofia di vita che tende alla normalità piuttosto che alle esagerazioni, non ha nel suo dna l'arroganza di andare a mettersi contro a brutto muso con il club in cui ha giocato una vita e con cui ha un contratto da quattro milioni e seicentomila euro netti a stagione per altri due anni. Anche per questo ieri sera a Torino contro la Juventus Fonseca ha mandato in campo l'inglese nella formazione iniziale, ulteriore segnale di come la Roma, a cinque giorni dalla sfida contro il Siviglia, sia entrata nell'ordine di idee di dover rinunciare al giocatore. Insomma, se nelle prossime quarantotto ore, anzi pure meno, non arriverà un segnale da Manchester, quella contro la Juventus sarà stata l'ultima partita giocata da Smalling con la maglia giallorossa. Almeno per questa stagione perché poi nulla vieterà, una volta conclusa l'Europa League, che la trattativa possa riattivarsi con numeri un po' inferiori rispetto a quelli che sono in ballo adesso. Da quello che sappiamo, la Roma al Manchester ha offerto 3 milioni per il prestito per un ulteriore anno con un obbligo di riscatto, dopo dodici mesi, fissato a 12 milioni. La risposta degli inglesi è sempre stata un no secco, ribattendo che loro si sarebbero messi al tavolo della trattativa soltanto nel caso di un'offerta non inferiore ai 20 milioni. Cifra che la Roma ora non ha, ma che in ogni caso ritiene esagerata considerando l'età del centrale (31 anni), i 3 milioni di prestito già pagati per la stagione in corso, l'esigenza, poi, di garantire a Smalling un contratto di tre anni più uno per un ingaggio superiore ai 3 milioni e mezzo netti a stagione più bonus. Il tutto, poi, in un momento in cui sembra essere sempre più vicina la cessione del club giallorosso, cosa che ha avuto il suo peso nella trattativa per Smalling. Certo se da qui a domani, Dan Friedkin (o chi per lui) diventasse il nuovo proprietario della Roma, allora le cose per il difensore potrebbero cambiare. Ma è un'eventualità che ci sentiamo da escludere, almeno nelle prossime 48 ore.