Tornano le cose in questa vittoria in cui sembra davvero tornata la Roma. Anche con i suoi insopportabili difetti, quelli di non saper chiudere quando gioca bene e quindi di finire per soffrire l'indicibile piuttosto di quel poco o niente che dovrebbe. C'è qualcosa di circolare in questa partita sull'Isola. Di giusto (al di là del fatto che è sempre giusto quando la Roma vince). Kalinic, per primo. Due gol, una doppietta dopo due anni e mezzo, il primo e il secondo con la Roma proprio contro il Cagliari dopo tutto quello che (non) era successo all'andata: Massa, lo scontro fra Pisacane e Olsen, la rete all'ultimo minuto non assegnata senza pur mai essere stata annullata.

Protocolli Var andati a farsi benedire in questo campionato da maledire. È stata una sorpresa quando Fonseca sabato lo ha annunciato in formazione, è appena giusto quello che è successo, pure lo sgambetto fra Olsen e Pisacane sul nostro terzo gol proprio per un suo assist, come a dire: voglio mettermi seduto a vedere come va a finire. Una specie di deja-vu rimesso a posto, afferrato stavolta. Anche il terrore (stremante) provato ieri dopo il 2-3 e il 3-4, un doppio doppio vantaggio ridotto inopinatamente come a ricordarci l'Immacolata dell'anno scorso, quando Olsen stava con noi e rinviava controvento mentre Sau sbucava sotto le gambe di Manolas per un pareggio al 95millesimo dopo essere stati sopra 2-0 fino a qualche attimo prima (in 11 contro 9).

Un doppio doppio vantaggio dimezzato, ma stavolta conservato. Un altro ricordo messo a posto proprio durante i 6' e 30" (!) di recupero che si possono spiegare solo perché da queste parti ogni tanto ne danno 7'. Senza senso. Oppure con lo stesso senso. Quello, ovviamente, che decidono arbitrariamente gli arbitri (ieri Di Bello ha fatto pure peggio che col Torino il 5 gennaio). Era inizio dell'anno, speriamo che marzo ci porti veramente a primavera.

Era l'inizio della Roma americana Roma-Cagliari, Luis Enrique, gol inutile per l'1-2 finale del romanista (in tutto) Daniele De Rossi mentre ieri, con le firme sul preliminare che potrebbero arrivare domani, o presto, potrebbe essere stata l'ultima partita della proprietà americana. Quella 1.0. Intanto ci prendiamo questo 4-3 che vale da una parte tanto (soprattutto per obbligare certe partite ad essere vere e per l'obbligo nostro di non mollare) e dall'altro vale quello che vale in questo campionato letteralmente vilipeso da istituzioni che dovrebbero tutelarlo. In questo calcio in cui tutto sembra apparecchiato, poi sparecchiato per venir apparecchiato meglio, cioè peggio, e sempre male, la Roma che vince a Cagliari ridando un po' di speranza al suo cammino, soprattutto soffrendo troppo, troppo, troppo alla fine (STREMANTE) continua a essere un'emozione non da poco. Qualcosa di vero in un mondo falso. Che mi tengo stretto.