Dieci righe non di più, perché tanto alla squadra vista col Milan (e troppe altre volte) non c'è niente da dire. La rassegnazione, la mancanza di coraggio e la postura triste viste in campo lasciano senza parole. Che je voi di'? La Roma pure non è contenta, s'è scocciata di certi atteggiamenti e si annunciano grandi cambiamenti. Il che va anche bene, purché non diventi un alibi, perché terzo posto e quarti di finale sono obiettivi che è d'obbligo perseguire.

La Roma s'è rotta. Pensa i tifosi...Ah no, questo non si può scrivere perché l'accusa di populismo è dietro l'angolo (però il tempo di ricordare che pure domenica hanno solo tifato fino alla fine qualcuno lo trovi). In tutto questo è ovvio che ha le sue (chiare) colpe pure l'allenatore, ma a chi dice «a Spalletti l'hanno fatto nero per molto meno» rispondo che c'ha ragione, e proprio per questo non bisogna fare la stessa cosa adesso.

Conta la Roma. Ah no, nemmeno i trattati di romanismo vanno bene, sennò s'indispettiscono pure. Dieci righe. Stiamo già oltre, il che nasconde una malcelata voglia di crederci ancora. Roba da romanista. Quella voglia che t'arriva all'improvviso pure dopo l'ennesima beffa, quell'innamoramento che maledici mille volte e che non solo non passa, ma che ogni volta aumenta, quella cosa che te trattieni qui ar core e te scoppia dentro. In campo non s'è visto niente di tutto questo. Il nulla. Il bianco prima della neve. L'indifferenza. Che quasi uno ha nostalgia di quell'aria spritz che piace tanto quando le cose vanno bene. Quasi però, eh. Non esageriamo. Perché poi quello che je chiedi è solo de da' tutto per quella Cosa rossa bordata gialla. Non c'è niente da leggere, solo da guardarla. Se non vi smuove quella, non indossatela.