Se mai doveste avere un dubbio su posizioni prese in merito a questioni della Roma, c’è un parametro infallibile per togliervelo: la parte giusta è sempre quella opposta da quella assunta dai laziali. L’ultimo esempio è quello del garbato Malcom Pagani che su “Domani” dell’altro ieri ci ha spiegato che i romanisti non hanno memoria, sono ingrati, e che, sostanzialmente, trova inconcepibile che qualcuno possa seguire Gasperini secondo la bussola del “romanismo”. È che i punti cardinali sono diversi per noi, basta invertire Nord e Sud è una questione di magnetismo: non è un caso che io non conosca un tifoso della Lazio che sia contento del fatto che i Friedkin abbiano scelto di puntare sull’allenatore che ha portato la Coppa Uefa in Val Brembana. Poi ognuno la pensasse come vuole, ma mi sembra paradossale, e un pizzico fastidioso, che siano gli altri a dire ai romanisti cosa pensare sulla Roma.
Forse siamo sulla strada giusta, ma qui
il dubbio me lo tengo non tanto per Gasperini, piuttosto per i Friedkin.
La proprietà, che con Mourinho, Tirana e Budapest (prima del garage) aveva iniziato bene,
deve finalmente dimostrare di saper fare calcio. Al momento, dopo la toppa Souloukou, gli abomini degli esoneri di Mou e De Rossi, la mossa geniale di Juric, i comunicati coi trofei, i silenzi sugli arbitri, i mille direttori cambiati, i medici che non vedono menischi rotti, l’isolamento di Bruno Conti, l’assenza di un ad e anche di un qualsiasi abc a livello di organigramma,
alla AS Roma manca ancora, più o meno, tutto.
A parte l’allenatore, un gruppo di giocatori che lo seguono, ma la cui qualità non può farci sognare, e un tifo che vale mille Champions (di quelle che piacciono a voi da 5-4 a partita), la Roma deve ancora costruirsi, prima come società e poi come squadra. Gasperini ci sta, i giocatori non si sono tirati indietro, i tifosi stanno sempre mille passi avanti, in attesa che i Friedkin ci dimostrino di aver capito qualcosa, oggi dobbiamo solo fare una cosa: battere la Fiorentina. Peccato che non valga per la B come nel ‘93 (con rispetto, ma se ci togliete la rivalità che giochiamo a fa?), con la piacevolezza però di ricordare loro che la Roma la Conference l’ha vinta, (e la prima) oggi incontriamo una squadra che non perde in A da sette turni e che i giocatori forti ce li ha. Insomma non sarà facile, ma bisognerà vincere. Anche per Cristiano. Cristiano era/è, un tifoso della Roma, uno del Commando che io ho conosciuto da una foto: era quello con tanti capelli ricci a Genova l’8 maggio 1983. Quando me lo hanno presentato i capelli non ce li aveva più, e a me ogni volta sembrava strano, tanto avevo in mente la sua foto. L’ho conosciuto poco di persona, ma mi è bastato perché oggi mi sembra incredibile che, come i suoi ricci, non ci sia più il suo sorriso.