Sette anime
Più che un obiettivo economico, raggiungere il quarto posto adesso significherebbe raggiungere un traguardo... morale. Finita non si dice nemmeno alla fine
(GETTY IMAGES)
Pur riconoscendone l’importanza, non sono mai sinceramente riuscito ad appassionarmi alla lotta per il quarto posto. Lo vedo davvero un (non) obiettivo, se non economico, figlio del calcio della Superlega (la Champions League è quella roba lì) e non da Super Santos. Però una cosa: queste 7 partite. Leggo e sento tanta delusione dopo San Siro. Cinque gol fanno male a tutti, cinque gol non si giustificano mai. Personalmente devo ancora riprendermi dall’eliminazione col Torino in Coppa Italia, poi provvederò a elaborare quella dolorosissima in Europa... Però, cari “quartopostisti”: animo!
È un anno, anzi 8, che sento il ritornello della necessità del piazzamento, e adesso che mancano 7 partite sventolate bandiera bianca? Siamo a 4 punti dal 4° posto, a 3 dalla Juventus e le prossime 7 non sono insormontabili. Ma anche se avessimo dovuto incontrare Barcellona, Real, City, Psg, Bayern, Los Angeles Lakers, All Blacks ecc. (magari un giorno questo sarà il campionato italiano) l’unica bandiera da alzare è quella giallorossa. Unica non a caso.
Ecco perché da oggi fino al 24 maggio, Verona-Roma, o fino a quando l’aritmetica ci permetterà di far di conto, mi considero il primo dei “quartopostisti”, perché più che un traguardo economico, necessario, finanziario, di bilancio eccetera eccetera (fidatevi, non c’è bisogno di spiegare) ci vedo adesso una sfida insperata, difficile, inattesa, contro pronostico, contro gli scettici, contro i “contro-romanisti”, ardua, e quindi romanista.
Più dei soldi, questo: una lezione di resilienza. Poi, se dovessimo centrare veramente un risultato che da queste parti manca da 8 anni, Gasperini avrebbe un’ulteriore armatura di autorevolezza e credibilità utilissima da queste parti, per cercare di fare a Roma quello che ha praticamente fatto sempre altrove: costruire una grande squadra per cercare di vincere, non per sognare piazzamenti.
Adesso contano solo queste 7 partite, conta come sempre cercare di fare il meglio possibile, e sempre solo la Roma. «Bisogna essere seri», ripeteva ai giornalisti Capello; «noi siamo persone serie», ha detto ieri Gasperini che è esattamente la prima cosa che chiedo a chi ha a che fare con la Roma. Serietà, abnegazione, professionalità perché - paradosso solo apparente - sono i primi sinonimi di cuore.
Tutto questo va messo dentro questa partita, tanto più che è così apparentemente piccola piccola. Questo Roma-Pisa è da romanisti. Dati per spacciati anche in campionato, messa - senza rispetto - di venerdì sera, dopo cinque gol presi, contro l’ultima in classifica, per un traguardo tra il noioso e il clamoroso, questo Roma-Pisa è una partita da sciarpetta al collo o sul cuore, d’andare allo stadio e a cantare. Per cosa non si sa, ma in fondo chissenefrega. Basta che è per la Roma.
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