«Scusa, è Ameri! La Roma è passata in vantaggio a Milano al trentacinquesimo minuto del secondo tempo! Ha segnato Pedro Manfredini!». L'espressione che ha fatto la storia di "Tutto il calcio minuto per minuto", alle origini, fu leggermente diversa. Perché fu lui, ad interrompere un collega, il 31 dicembre 1961. La trasmissione che ha segnato per sempre il giornalismo calcistico italiano all'epoca andava in onda da quasi due anni, aveva fatto il suo esordio ufficiale - dopo un periodo di prova - esattamente 58 anni fa, il 10 gennaio del 1960. Da quel giorno, nelle case italiane iniziarono ad entrare Alcides Ghiggia e Omar Sivori, Cesare Maldini e Giovanni Trapattoni, Mariolino Corso e Antonio Valentí Angelillo: eroi senza volto, che intere generazioni vedevano solo nelle foto sfocate - e rigorosamente in bianco e nero - sui quotidiani o nei cinegiornali. Prima dell'avvento della televisione e di "90° Minuto", c'erano le loro voci ad accompagnare le gesta epiche di quei campioni. Avevano il compito di raccontare, come dei novelli aedi, i tackle, le rovesciate, i voli dei portieri, i duri contrasti, i cross e - ovviamente - ciò che tutti attendevano con ansia, il principe e tiranno del calcio: il gol.

Ogni radiocronista aveva il suo tempo a disposizione, dopodiché cedeva la linea: i suoi secondi, allora, erano sacri, e nessuno poteva permettersi di interromperlo. Il primo a rivoluzionare quell'usanza, pioniere dell'informazione calcistica, fu proprio Enrico Ameri. Troppo importante l'occasione, troppo impellente il dovere di cronaca per rispettare una legge non scritta. Perciò chiese la linea, o meglio, di fatto se la prese. E nelle case di milioni di italiani, quasi all'istante, vennero a sapere del gol di Pedro "Piedone" Manfredini. Un gol arrivato a dieci minuti dalla fine nel Tempio del calcio, contro l'Inter di Herrera che di lì a qualche anno conquisterà il mondo.

Pedro castiga l'Inter

«Piedò, famme ‘sta grazia!», sono le parole di Renato Rascel a Manfredini. L'attore romano, a Milano per uno spettacolo teatrale, incontra la squadra giallorossa alla vigilia del match contro l'Inter. Non si hanno notizie sull'eventuale replica di "Piedone", che evidentemente la sua risposta preferisce darla sul campo di San Siro. Dove l'allenatore romanista Luis Carniglia riesce ad imbrigliare il talento a disposizione del suo connazionale Helenio Herrera. Losi e Carpanesi tengono botta su Suarez e Corso, mentre in mezzo al rettangolo verde un magistrale Pepe Schiaffino, all'ultima gara della sua carriera a San Siro, saluta in grande stile lo stadio che tante volte lo ha visto protagonista in maglia rossonera.

Rascel se li è abbracciati tutti, il giorno prima, ma la richiesta esplicita, quel «famme ‘sta grazia!» così genuino e romano lo ha rivolto solo a lui: Pedro Waldemar Manfredini, nato a Maipù, sulle Ande, da una famiglia di origini italiane. È diventato in fretta un idolo dei tifosi romanisti, complici i dodici gol messi a segno nel corso della cavalcata che ci ha portato alla conquista della Coppa delle Fiere. Quel giorno, fra i tanti argentini in campo e in panchina, è lui a prendersi il palcoscenico. Lo fa dopo che un altro suo connazionale, Francisco Lojacono, ha sfiorato il vantaggio per la Roma, ma Picchi è riuscito a salvare di testa sulla linea di porta.

Proprio quando la gara sembra destinata a concludersi senza gol, "Piedone" riceve palla da Menichelli ed entra in area. Lorenzo Buffon gli sta uscendo sui piedi, mentre dall'altra parte sta arrivando Balleri: Manfredini, con una finta, manda entrambi a vuoto e con il piatto destro spedisce il pallone in fondo al sacco. «Se debbo dire la verità, di palloni ne avevo toccati poco fino a quel momento – racconterà all'indomani in un'intervista al Corriere dello Sport –. Ma il fatto è che io sono un presuntuoso: non mi do mai per vinto, neppure quando il pallone non lo vedo proprio. Gioco male a volte, lo so, oh se lo so! Ma siccome so anche che i conti si fanno alla fine, prima che l'arbitro fischi posso aver segnato tre gol o averne sbagliati trentatré, per me è lo stesso: la palla buona può ancora venire, ed io l'aspetto con pazienza». Quel giorno, l'ultimo dell'anno 1961, la palla buona arriva dopo 80 minuti, e Pedro non si fa pregare. La butta dentro e ci regala i tre punti a San Siro.

Sono da poco passate le quattro di pomeriggio e in milioni di case - dove già fervono i preparativi per il cenone di Capodanno - si fa largo la voce metallica di Enrico Ameri, che cambia per sempre la storia di "Tutto il calcio minuto per minuto": «Scusa, è Ameri! La Roma è passata in vantaggio a Milano al trentacinquesimo del secondo tempo: ha segnato Manfredini!». La prima interruzione, la prima richiesta della linea per annunciare un gol in diretta radiofonica in Italia si deve a due fuoriclasse: Pedro Manfredini ed Enrico Ameri