caput mundial/2

I romanisti al Mondiale, dal 1982 al 1994: ai piedi di Bruno Conti

In Spagna è lui il vero brasiliano: con “Marazico” azzurri campioni a distanza di 44 anni. Per Völler delusione e rivincita, negli USA Aldair batte l’Italia

Falcao e Bruno Conti in Italia-Brasile del Mondiale 1982

Falcao e Bruno Conti in Italia-Brasile del Mondiale 1982

20 Novembre 2022 - 11:48

Quarantaquattro anni: tanto deve attendere l’Italia per festeggiare la vittoria di un altro Mondiale, dopo quello del 1938. E tanto devono attendere anche i tifosi romanisti per rivedere un calciatore giallorosso sul tetto del mondo. Dal poker composto da Masetti, Donati, Monzeglio e Serantoni - vittoriosi in Francia - a Bruno Conti, che nel Mundial spagnolo è autentico protagonista e trascinatore della Nazionale. Tanto da spingere Pelé a ritenerlo «il miglior giocatore dell’intero torneo». Quando tutti aspettavano Maradona e Zico, ad avere la meglio è stato il nostro “Marazico” da Nettuno, uno che sembrava inizialmente destinato al baseball e che invece, nel giro di un anno, riuscì a vincere Mondiale e Scudetto con la Roma. 

Difese ubriacate 

La genesi del trionfo degli uomini di Bearzot è ormai ben nota: le feroci critiche al Ct e ad alcuni dei suoi “pupilli” (Paolo Rossi su tutti), alcune esclusioni eccellenti e un gioco tutt’altro che esaltante fanno da sfondo alla prima fase del Mondiale spagnolo. La Nazionale accede al secondo girone grazie a tre scialbi pareggi: 0-0 con la Polonia, 1-1 col Perù (gran gol proprio di Conti) e 1-1 col Camerun; si avanza solo in virtù di un gol segnato in più rispetto agli africani. Ma quando veniamo sorteggiati con Brasile e Argentina nel gironcino da tre, le semifinali appaiono come un miraggio. «Impossibile», si legge più o meno ovunque. E invece è proprio nel momento più difficile che Bruno e Pablito e gli altri salgono in cattedra: il nostro, in maglia numero 16, semina il panico e ispira le due vittorie storiche (2-1 e 3-2) che mandano a casa in un colpo solo Maradona e Passarella, Falcao e Cerezo. Altro show di Conti con la Polonia e 2-0 che vale la finale. I difensori all’epoca in campo per la Germania Ovest evidentemente ancora hanno gli incubi popolati da Bruno, che dribbla e scappa di qua e di là, seminando il panico. L’Italia vince 3-1 e conquista di nuovo il titolo più prestigioso. 

Acciaio tedesco

Quattro anni più tardi in Messico il tentativo di bis si infrange agli ottavi contro la Francia (0-2); in finale arriva di nuovo la Germania Ovest, che se la vede con l’Argentina di Maradona. Il “Pibe de Oro”, superlativo contro Inghilterra e Belgio, è praticamente ingovernabile: pur non segnando nell’ultimo atto, ispira il 3-2 dell’Albiceleste. Tra i tedeschi occidentali va a segno anche un attaccante dai capelli ricci e biondi che si chiama Rudi Völler, che un anno più tardi sbarcherà a Roma.  Assieme a Thomas Berthold, compagno in giallorosso, si prenderà una rivincita sull’Argentina nel 1990: stessa finale, stavolta allo Stadio Olimpico di Roma; dopo che i sudamericani hanno eliminato l’Italia in semifinale ai rigori, il pubblico è tutto (o quasi) per i tedeschi. La gara è combattutissima, tattica, e viene decisa a 5’ dalla fine del tempo regolamentare quando Sensini stende in area argentina proprio Völler: sul dischetto va l’interista Brehme, che di sinistro batte Goycochea e fa trionfare la Germania Ovest (la riunificazione è avvenuta soltanto pochi mesi prima, con la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989, e perciò la denominazione è ancora “divisa”).

“Pluto” trionfa

Nel 1994 si torna a giocare in America, e per la prima volta lo si fa negli Stati Uniti. L’Italia allenata da Sacchi vola sulle ali di un Roberto Baggio in forma smagliante: il Divin Codino porta gli azzurri alla finalissima di Pasadena, dove (in un caldo atroce) a contendere loro la coppa è il Brasile. Se nella Nazionale non figura neppure un romanista, tra i verdeoro c’è Aldair, che guida la difesa assieme a Marcio Santos. Dopo pochi minuti dall’inizio entrerà anche un futuro giallorosso, Cafu, al posto dell’infortunato Jorginho. Nessun gol nei 120’: la partita si decide ai calci di rigore. Gli errori di Baresi, Massaro e Roberto Baggio condannano l’Italia e permettono ad Aldair di diventare  il decimo romanista a vincere un Mondiale. Quattro anni più tardi, il suo testimone verrà raccolto da un terzino sinistro francese... 

© RIPRODUZIONE RISERVATA