Questa storia contiene al suo interno una data, quella del 9 novembre 1949, che ci permette di celebrare un piccolo anniversario. Quel giorno, esattamente 68 anni fa, Nevio Ferrari, già apprezzato portiere nelle file del Mantova, sostiene un provino per entrare a far parte della rosa giallorossa. Ma per arrivare a questa giornata e dare il senso che vogliamo al nostro racconto, dobbiamo fare un balzo ancora più prodigioso nel passato e tornare nientemeno che all'Ottocento (secondo alcune fonti esattamente al 1876 secondo altre al 1879), quando vede la luce, a Brescia, tale Ardiccio Modena. Il ragazzo, cittadino del mondo ha un'innata propensione verso la conoscenza, è ansioso di vedere, scoprire, sperimentare e nel 1899 lascia la patria e si trasferisce a lavorare all'estero, come cameriere. Prima soggiorna a Parigi, quindi a Londra (dove la fitta corrispondenza familiare ce lo segnala nel 1904) e infine a Liverpool, dove inizia a dare sfogo alla propria passione sportiva gareggiando in corse ciclistiche (il primo circuito in cui si cimenta è quello dello stadio dell'Everton). In Inghilterra, però, sin dai mesi del suo soggiorno londinese, si appassiona al calcio, o meglio, al football e inizia a seguirlo con costanza. Il ragazzo, però, non è sordo al richiamo degli affetti familiari e della patria e così, tra la fine del 1905 e l'inizio del 1906 torna in Italia (portandosi dietro un pallone di pelle gialla che quando non usa, per evitare di consumarlo, avvolge in uno straccio protettivo) stabilendosi a Mantova. Nella sua nuova "casa", porta con sé la passione per il nuovo sport, continuando ad aggiornarsi, attraverso i giornali, sugli sviluppi del campionato inglese. La sua influenza sulla comunità sportiva mantovana è enorme, tanto che il suo entusiasmo è sufficiente a coagulare interesse verso il calcio e nel novembre del 1906, Ardiccio Modena e un manipolo di pionieri fondano il Mantua Football-Club (da cui in seguito germoglierà l'attuale Mantova), di cui sarà giocatore (portiere), allenatore e consigliere.  E la Roma che c'entra?  Portate pazienza perché la strada è impervia ma ci porterà esattamente dove vogliamo andare.

Nel Football Club di Roma
Il 26 maggio 1907, il Mantua, guidato da Ardiccio Modena, disputa la sua prima gara ufficiale contro l'Hellas Verona. La sete di novità di Ardiccio si era però tutt'altro che placata. Nonostante avesse ormai definitivamente eletto Mantova come luogo in cui mettere radici, non era ancora pronto a sotterrare le valigie. All'inizio del 1912, su invito del giornalista Ugo Nalato, si trasferisce per un periodo a Roma, dove prende dimora a Via delle Tre Cannelle. La passione calcistica non è sopita, il nostro scalpita per calzare nuovamente le scarpe bullonate e ben presto trova la sua nuova patria calcistica nelle file del Football Club di Roma, una delle tre Società che, quindici anni più tardi, avrebbe dato vita all'AS Roma. Passando in rassegna le collezioni delle annate giornalistiche di quegli anni, è possibile raccogliere le tracce del passaggio capitolino di Modena: tra il febbraio del 1912 e il febbraio 1913 gioca come portiere nella squadra riserve del Roman (debuttò in un derby con la Lazio) e si riempie il cuore e la mente di immagini di vita capitolina che descrive con entusiasmo nella ricca corrispondenza che mantiene con la famiglia. Nel 1913 la splendida avventura nella Roma d'inizio secolo si conclude. Ardiccio rientra a Mantova, anche se non dimenticherà mai "l'anno sabatico" che lo ha consacrato come romanista ante litteram.

Un genero portiere
Una volta a casa, il suo  ruolo nell'ambito dello sport mantovano continua a lievitare, tanto che ancora oggi la sua figura è considerata come centrale nella storia cittadina. Intanto si sposa e ha la gioia di una figlia, Mariateresa. La ragazza, cresce in una famiglia imbevuta di valori sportivi e immersa nella passione calcistica e finisce per innamorarsi di un altro sportivo, per l'appunto Nevio Ferrari, nato a Mantova il 5 dicembre 1926. Il ragazzo, portiere cresciuto nel vivaio del Mantova, fa tutta la trafila in questo Club per poi debuttare in serie B nel 1946. Nella stagione 1948/49 la sua carriera sportiva viene pesantemente rallentata dal servizio militare che lo costringe a trasferirsi a Fano. Qui, per non rimanere completamente inattivo, disputa un campionato di Promozione con L'Alma Juventus Fano, ma è innegabile che il terreno perduto è tanto. Nevio, ormai sposato con Mariateresa Modena, cerca un rilancio e forse, anche su suggerimento del suocero, prova, a quasi quarant'anni di distanza, a trovare fortuna nella Capitale. Il 9 novembre 1949, come detto, Nevio ottiene un provino con la Roma. L'occasione è realmente di quelle che capitano una volta nella vita, ma sembra veramente azzardato prevedere un esito positivo. Si tratta in fondo di un ragazzo di ventidue anni arrugginito da un anno di naja, che bussa al portone dorato della serie A. Quel giorno, nell'attuale Stadio Flaminio (che per l'occasione era chiuso al pubbblico), sostiene due test. Una prova individuale e una partitella tra prima squadra e riserve. Alla gara, informale, prende parte anche Luigi Brunella, in quel momento allenatore della squadra ragazzi che dedica un occhio particolare al rendimento del provinato.

Concorrenza temibile
L'esito è positivo, Ferrari viene testato ancora per qualche giorno e infine viene messo regolarmente sotto contratto. Nella Roma trova una concorrenza micidiale: Risorti, Albani, Pietro Benedetti. Spazio ce n'è pochissimo, eppure, con una stagione di prestito alla Cremonese nel 1950/51, rimane in forza alla Roma sino al 1953. In giallorosso stringe un'amicizia per la vita con Fosco Risorti (che cerca in ogni modo di aiutarlo e farlo crescere come portiere) e con Perissinotto. Quando nell'ottobre 1951, proprio a Roma, nasce la primogenita di Nevio, Renato Sacerdoti, a nome della Società, fa recapitare a casa della giovane coppia una splendida carrozzina che la famiglia Ferrari conserva ancora oggi con affetto.

Una divisa cucita a mano
La nostra storia ha anche un altro risvolto straordinario. Come abbiamo visto, arrivando in forza alla prima squadra a stagione iniziata, Ferrari non aveva potuto ricevere l'intera spettanza di abbigliamento riservata ai titolari della prima squadra. Fu allora la signora Mariateresa a realizzare a mano una tuta d'allenamento identica in ogni particolare a quella utilizzata dagli atleti romanisti, compresa la splendida scritta "Roma", in bianco, al centro del maglione. Questo particolare è di fondamentale rilevanza. Essendo stata realizzata in proprio la tuta non dovette essere riconsegnata a fine stagione e Ferrari potette conservarla, cosa che in genere, secondo le regole di quegli anni, era impossibile. La famiglia l'ha conservata e grazie al desiderio della signora Mariateresa, degli eredi di Nevio Ferrari (che purtroppo è scomparso il 4 ottobre 2010) e grazie al lavoro dell'Archivio Storico dell'AS Roma, la muta d'allenamento è oggi esposta a Trigoria: è il più antico, tra gli indumenti conservati nel centro tecnico della Roma. È un modo per trasmettere il senso della leggenda romanista. Un modo splendido.