L'unico incrocio tra colui che diventerà "la mano de Dios" e colui che è già da tempo il Divino si consuma in un pomeriggio d'inverno. È il 16 dicembre 1984, e al San Paolo la Roma vicecampione d'Europa affronta il Napoli che ha da poco acquistato la riccioluta stella argentina dal Barcellona. Paulo Roberto Falcao, la stella che ha illuminato il nostro cammino nel momento più glorioso, gioca la sua ultima partita ufficiale in maglia giallorossa: nessuno lo sa, quando le squadre entrano in campo, ma non vestirà mai più (se non in amichevole, a fine stagione) la casacca targata Barilla. Quel giorno, in un simbolico passaggio di consegne tra fuoriclasse sudamericani, è il brasiliano a brillare. Il San Paolo ha già gli occhi colmi del suo profeta, ma Falcao gli ruba la scena, quasi volesse dirgli: «D'ora in poi la Serie A è tua, ma non prima che io mi sia congedato come si deve». Al 20', dopo un gol annullato ai padroni di casa, Falcao scambia con Cerezo, riceve il pallone di ritorno e con un sinistro dal limite piazza il pallone all'angolino, dove Castellini non può arrivare. Il problema al ginocchio che lo costringerà ad operarsi già si fa sentire, ma quando hai una classe del genere la condizione fisica passa in secondo piano. Prima dell'intervallo, su assist di Diego, Bertoni sigla l'1-1, ma nella ripresa la Roma di Eriksson dimostra di non accontentarsi: a un quarto d'ora dal termine, un tiro di Nela viene deviato da De Simone prima e Marino poi, beffando il portiere avversario e finendo dentro. Nonostante gli sforzi della stella in maglia azzurra, i giallorossi portano a casa la vittoria. Per Falcao, all'indomani, solo voti dal 7 in su: il Divino si è congedato in maniera divina, una settimana dopo l'Intercontinentale in cui l'Independiente ha battuto il maledetto Liverpool.

Gli altri incroci

Nonostante i cinque gol contro la Roma, Maradona riesce a batterci soltanto una volta al San Paolo: il 18 febbraio 1990, 3-1 con doppietta di Diego e gol di Careca dopo l'iniziale vantaggio romanista con Nela. È un passo importante verso il secondo e ultimo tricolore del Napoli. Per il resto, nei sette anni trascorsi all'ombra del Vesuvio, el Pibe de Oro ha collezionato tre pareggi e una sconfitta contro di noi in terra campana. Il 29 settembre 1985 risponde proprio lui a Tovalieri per l'1-1 finale (all'Olimpico passeremo noi 2-0 con Boniek e Gerolin); la stagione seguente, quella del primo tricolore azzurro, è 0-0 il 15 marzo 1987. Il 6 marzo 1988, con Maradona e compagni campioni d'Italia in carica, Liedholm regala un bello scherzo a Ottavio Bianchi: Giannini e Oddi piazzano il doppio vantaggio, prima del gol del 2-1 finale firmato Careca. Il ko costerà caro al Napoli, che chiuderà secondo, tre punti dietro al Milan, mancano il secondo Scudetto di fila; subito dietro ai campani la Roma, terza. Il 14 maggio 1989 arriva un altro pareggio per 1-1, gol di Careca e Voeller, con Maradona sostituito all'intervallo. Ma la sfida simbolo tra Maradona e la Roma rimarrà per sempre la prima, quella in cui un Paulo Roberto Falcao sul viale del tramonto regalerà ai suoi tifosi l'ultima perla di un quadriennio da brividi.