Se per qualcuno Verona è fatale, per la Roma - quando di fronte c'è l'Hellas - è sicuramente trasferta ostica dal punto di vista calcistico. Fin dagli albori, quando lo Stadio era di Piazza della Cittadella e il Bentegodi era di là da venire, abbiamo dovuto vendere cara la pelle per portare a casa il risultato. Lo dimostra il primo incrocio assoluto in Veneto, l'8 gennaio 1928, quando Ferraris IV e compagni vengono battuti 2-0. Il primo successo romanista in trasferta con i gialloblù risale al marzo 1958: 0-1. «La stoccata di Lojodice e poi Panetti dice a tutti no», titola all'indomani il Corriere dello Sport celebrando la vittoria e le parate dell'estremo difensore. Negli Anni 60 il Verona inizia quindi il suo andirivieni tra Serie A e B, ma ogni volta che facciamo loro visita c'è da sudare. È così anche il 22 febbraio 1976, quando riusciamo a strappare una preziosa vittoria per 1-0. Sugli spalti clima di festa: le due tifoserie sono gemellate e i romanisti sono ospiti nella curva veneta; in campo decide un colpo di testa sul primo palo di Carlo Petrini a metà del secondo tempo, battendo un grande romanista come Alberto Ginulfi, all'epoca difensore dei pali veronesi.

L'ultima trasferta di Ago

Nell'annus mirabilis 1982-83 la Roma di Liedholm, capolista, affronta il Verona di Bagnoli, in quel momento secondo. È la seconda di ritorno e al Bentegodi non c'è Falcao, espulso nella gara precedente col Cagliari. Andiamo in vantaggio con Iorio (che l'anno seguente passerà proprio ai gialloblù), pareggia Penzo, ex giallorosso. Quando la gara volge al termine Franco Tancredi indossa il mantello del supereroe e si supera con due miracoli su Ezio Sella, altra conoscenza romanista; respinge il primo tiro, il secondo sembra a botta sicura, ma il numero 1 è superlativo e rialzandosi con la velocità di un felino salva un punto fondamentale per la Roma, soprattutto in virtù del 2-2 che la Juventus ottiene contro il Cagliari. L'anno seguente con il Verona ci giochiamo la Coppa Italia: è ancora fresca la cocente delusione con il Liverpool, ma Di Bartolomei vuole salutare il suo popolo nel migliore dei modi prima di seguire il Barone a Milano. È la sua ultima trasferta, quella del 21 giugno 1984 al Bentegodi: finisce 1-1 con reti di Cerezo e Storgati; cinque giorni, all'Olimpico, ci basta un autogol di Ferroni per permettere ad Ago di alzare al cielo il suo ultimo trofeo nella Capitale.
Passa (anche) da Verona lo Scudetto del 2000-01: è il 19 novembre e - come accaduto due settimane prima a Brescia, Totti e compagni rimontano lo svantaggio e portano a casa tre punti che pesano come un macigno. Segna subito Oddo su rigore, ma gli uomini di Capello non si perdono d'animo e nell'arco di 8' prima dell'intervallo la ribaltano: pareggia Candela, quindi il Dieci segna e si inginocchia, abbracciato da Batistuta; quel fermo immagine sembra un dipinto uguale e contrario alla vittoria di Parma, quando sarà Francesco ad abbracciare da dietro il Re Leone inginocchiato. Nella ripresa al Bentegodi Bati ne fa due, con una punizione talmente potente da rischiare di buttare giù la porta.
Totti segna ancora quattordici anni dopo, nel 3-1 della Roma di Garcia: Francesco cala il tris dopo i gol di Ljajic, Hallfredsson e Gervinho. L'ultimo precedente è del febbraio 2018: il primo gol giallorosso di Ünder arriva dopo appena 45'' e basta per ottenere i tre punti. La speranza è che domenica si possa replicare quest'ultimo incrocio.