Eni Aluko, l'attaccante bianconera ha preso una decisione drastica, ovvero tornare in Inghilterra dati i ripetuti episodi subiti nel periodo di permanenza nella città torinese.

Così l'attacante di origine nigeriane, naturalizzata britannica, ha parlato sul quotidiano "The Guardian": "La prossima sarà la mia ultima partita per la Juventus, chiuderò un anno e mezzo di grandi successi e tanti insegnamenti. Sul campo abbiamo conquistato molte vittorie, ma fuori dal campo è giusto dire che le cose sono state un po' diverse."

La calciatrice inglese spiega che nonostante la stagione positiva, c'è rammarico dal punto di vista ambientale: "Sono molto orgogliosa dei traguardi che ho raggiunto, come i trofei e il titolo di capocannoniere. Quando sono arrivata non sapevo se mi sarei adattata al gioco o alla cultura di Torino. Ho provato a integrarmi in un gruppo di italiane e non ho mai pensato che fosse semplice. In questa stagione ho cambiato posizione in campo e non è stato sempre facile stare al io massimo, ma è stata un'altra esperienza. E non dimenticherò mai tutte le persone che mi sono state vicino quando ho avuto quell'incidente stradale".

Una scelta difficile per l'ex Chelsea: "Lasciare dopo 18 mesi non è una decisione semplice, ma la mia testa deve essere focalizzata sui prossimi anni di carriera piuttosto che sui prossimi mesi. Ma soprattutto gli ultimi 6 mesi fuori dal campo sono stati difficilissimi. Quando sono arrivata avrei voluto scoprire altre città, viaggiare e cogliere opportunità nei giorni liberi. Sono molto curiosa e mi piace andare in giro, ma a Torino non c'è la varietà che speravo di trovare. E spesso sembra una città rimasta una ventina di anni indietro per quanto riguarda l'apertura generale a persone diverse. Mi sono stufata di entrare nei negozi e sentirmi come se il proprietario si aspetti che io rubi qualcosa. Troppe volte si arriva all' aeroporto di Torino e con i cani vieni trattata come Pablo Escobar. Non ho mai avuto esperienza di razzismo dai tifosi della Juventus o dalle altre giocatrici. Ma in Italia e nel calcio italiano c'è un problema e la risposta a questo mi preoccupa molto, dai presidenti ai tifosi nel calcio maschile che sembrano vederla come una parte della cultura del tifo".

Conclude: "Se un club vuole continuare ad attrarre i talenti verso l'Italia c'è bisogno di far sentire tutti a casa e come parte integrante del progetto a lungo termine. Anche se la squadra gioca bene, se le cose non vanno bene fuori dal campo sarà solo una questione di tempo prima che un giocatore voglia tornare a casa. La mia ultima partita sarà contro la Fiorentina, la seconda dello scorso anno. E' una grande partita, un match chiave nella corsa al titolo. Non vedo l'ora di salutare i tifosi della Juventus che mi hanno sempre mostrato rispetto e supporto. Domenica tornerò a casa (a Londra, ndc). Ho avuto alti e bassi e proprio nei giorni brutti impari e ti plasmi. Quando i nostri giocatori tornano in Inghilterra sono giudicati per quello che hanno conquistato in campo mentre erano all'estero. Ma credo che giocatori come Toni Duggan, Jadon Sancho e Chris Smalling saranno d'accordo che adattarsi a culture fuori dalla propria comfort zone è un successo significativo che ti migliora molto".