Toc, toc. (rumore di nocche di una mano che bussano a una porta). «Chi è?», immaginate la risposta in italiano con cadenza portoghese. «Edin Dzeko». «Avanti». Immaginate la porta che si apre con il classico rumore dei film gialli. «Buongiorno Tiago, buongiorno mister, volevo chiedere...». Scusa. Consentiteci la sceneggiatura, ma più o meno, ieri mattina, anzi martedì, a Trigoria, è andato così l'incontro tra l'ex Capitano giallorosso e il tecnico Paulo Fonseca, a sovrintendere con l'occhio dei proprietari, il General Manager Tiago Pinto. L'incontro che, di fatto, ha santificato l'atteso e per molti versi previsto armistizio tra il centravanti da centoquattordici gol con la nostra maglia e il tecnico portoghese che, nell'immediato dopo partita con lo Spezia di coppa Italia, aveva visto offesi i suoi principi morali. Un incontro che in precedenza ne aveva visti diversi altri andare in scena in cui, un passo dopo l'altro, le posizioni dei due protagonisti erano state superate dal bene primario, la Roma, come hanno voluto sempre sottolineare i nuovi proprietari della società giallorossa.
Ricominciamo, insomma, ma senza dimenticare. Se mai qualcuno avesse qualche vuoto di memoria, c'è e ci sarà una fascia da Capitano che rinfrescherà la memoria. Perché, come ci ha detto ieri con chiarezza Tiago Pinto, a Dzeko non sarà riconsegnata quella fascia che è stata sua fino alla partita di coppa contro lo Spezia. Per ora, però. Perché lo stesso General manager ha fatto capire come la scelta della degradazione debba essere interpretata come temporanea. Le prossime settimane ci diranno per quanto. L'impressione è che potrebbe toccare allo spogliatoio decidere, in particolare a Lorenzo Pellegrini che quella fascia ha ereditato. E crediamo di non andare lontano da quello che accadrà (non abbiamo nessuna sfera di cristallo) se, da qui a qualche partita, non sarà lo stesso Pellegrini a riconsegnare al bosniaco quello che è stato suo fino allo Spezia.

Da tutta questa vicenda conclusa con un finale quasi da vissero felici e contenti, la Roma intesa come società, ne esce sicuramente più forte. Ma ancora di più, ne esce rafforzato Paulo Fonseca. Non tanto per le scuse (che il portoghese aveva detto che gli interessavano relativamente), quanto per il fatto che la proprietà lo ha sostenuto sin dal primo istante dopo il pasticciaccio. Anche per questo, ieri, al termine dell'incontro con Dzeko, chi frequenta i corridoi di Trigoria ha raccontato di un Fonseca felice e soddisfatto per come la vicenda si era conclusa. Al punto, ci si potrebbe domandare, da ridare al bosniaco già a Torino contro la Juventus la maglia di centravanti titolare, maglia con cui ha segnato centoquattordici gol? Al momento non è dato sapere. Anzi tutto fa credere che contro la vecchia signora toccherà nuovamente a Borja Mayoral che, tra l'altro, la conferma se l'è meritata in campo. Dzeko sembra destinato alla panchina magari pensando a un suo utilizzo nel corso della partita. A meno che il portoghese, considerando anche le assenze, non intenda stupire presentando in campo una squadra con il doppio centravanti, Dzeko e Mayoral insieme con Mkhitaryan alle loro spalle. Soluzione, comunque, che al momento non sembra percorribile.
Si vedrà. Quello che conta, adesso, è che a Trigoria sia stato fumato il calumet dell'armistizio, avendo come obiettivo quello di riportare la Roma in Champions League. Pensare a un futuro più lontano, ora è prematuro. Non è detto che le strade dei due siano destinate a separarsi. Anche se il procuratore del giocatore, Alessandro Lucci, che ha avuto un ruolo fondamentale nel convincere Edin a fare un passo indietro, a giugno non è escluso che possa presentarsi con una squadra decisa a comprare il bosniaco. E la risposta della Roma potrebbe essere positiva.