Merry Chris. Nella lingua di Smalling, "merry" sta per "felice, festoso". E cosa può esserci di più felice per un calciatore che tornare a disposizione della propria squadra dopo un prolungato stop? Ancora di più, farlo in un giorno cerchiato in rosso sul calendario, quello che inaugura le festività più attese in un anno che di gioviale e allegro ha avuto pochino per tutti. Alla preoccupazione diffusa, l'inglese vestito di giallorosso ha aggiunto negli ultimi mesi una serie di piccole disavventure, più fastidiose che dolorose, ma che hanno contribuito a rendere la sua seconda avventura romana irta di ostacoli.

L'ultimo in ordine di tempo è il dolore al ginocchio che lo ha tenuto fuori dal campo proprio nella fase più emergenziale per il reparto arretrato di Fonseca, falcidiato da Covid e infortuni simultaneamente per l'intero mese di novembre. Un fastidio, quello che ha afflitto Smalling, che il centrale di Greenwich aveva avvertito già nelle prime settimane del suo ritorno nella Capitale, sotto forma di distorsione. E che non gli ha permesso di giocare immediatamente dopo la firma sul contratto con Benevento e Milan in campionato e nel debutto stagionale europeo contro lo Young Boys. Quasi come fosse una sorta di propaggine dell'estenuante trattativa che lo ha riportato alla Roma proprio sul gong della sessione estiva di mercato, dopo essere stata più volte sul punto di saltare. I primi esami a cui si è sottoposto avevano scongiurato il rischio di lesioni, ma nelle ultime due settimane il ginocchio si è nuovamente infiammato, costringendolo a un ulteriore stop. Il terzo di questa stagione.

Perché l'inglese ha dovuto fronteggiare anche un altro malessere in mezzo ai due grattacapi derivanti dal ginocchio. Con l'ultima sosta delle nazionali appena alle spalle, quando già il "Fulvio Bernardini" era stato svuotato dalle numerose positività al coronavirus più o meno in serie, il numero 6 è stato preda di un'intossicazione alimentare che gli è costata la presenza nel match contro il Parma. Il resto è storia recente. Fino alla scorsa settimana, quando era segnalato in costante miglioramento, ma ogni volta che provava a forzare doveva poi arrendersi.

Le parole di Fonseca alla vigilia della partita di domenica scorsa con il Sassuolo sono suonate come una forma di prudenza, ma il tecnico portoghese ha comunque lasciato intendere che mancava poco al suo ritorno in gruppo. Avvenuto alla fine proprio ieri, nell'allenamento mattutino svolto nel giorno dell'Immacolata, fra bombe d'acqua e improvvisi sprazzi di sereno, e che soprattutto ha restituito Chris alla squadra in tempo per unirsi al rush prenatalizio.

Nelle prossime due settimane la Roma scenderà in campo cinque volte, quattro delle quali in campionato e una - domani - nell'ultimo atto dei gironi di Europa League. Archiviata la pratica qualificazione alla fase a eliminazione diretta e messo già in cassaforte anche il primo posto, la partita in programma in Bulgaria servirà più che altro a schierare forze fresche e forse a testare qualche novità. Considerate le assenze, fra queste ultime potrebbe paradossalmente essere inserito lo stesso Smalling, che in questa stagione ha collezionato appena quattro presenze per un totale di 266 minuti. Davvero poco per uno abituato a essere un inamovibile e ripreso con le unghie e con i denti (e con una discreta somma di denaro) dopo la fine del prestito, per cucirgli addosso il ruolo di leader di una difesa composta per lo più da giovanissimi.

In assenza dell'ex Manchester United, i centrali si sono comportati molto più che bene, dai tre talenti in età verde Ibanez, Mancini e Kumbulla agli esperti Jesus e Fazio all'adattato Cristante, chiamato agli straordinari in un ruolo non suo. Ma le presenze del numero 6, per quanto sporadiche, hanno coinciso con uno score notevole: tre vittorie e un pareggio, per un totale di dieci gol realizzati e soprattutto appena uno incassato.

Un ruolino che conferma il suo peso specifico per questa squadra e che assume ulteriore valore se si snocciolano nel dettaglio le relative partite, nelle quali i pericoli per Mirante e Pau Lopez - che si sono avvicendati in porta anche in Serie A nel periodo specifico - sono stati prossimi allo zero. Al di là dei dati (comunque confortanti anche in una prima fase stagionale non caratterizzata da forma smagliante), Smalling non può non essere considerato un pilastro della squadra. Carisma, serietà e abnegazione si aggiungono alle indiscutibili doti difensive, dal senso dell'anticipo all'imbattibilità nel gioco aereo. A uno così non si rinuncia facilmente. La Roma ha dovuto farlo già troppo a lungo e ora può finalmente (ri)goderselo.