Ieri mattina il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale ha inviato una mail di posta certificata ad Eurnova per chiedere conto della situazione, ed entro 30 giorni produrre gli atti mancanti per poter procedere con il progetto. Una lettera inviata anche alla Roma, in qualità di società utilizzatrice dell'area, e per conoscenza all'Assessorato all'Urbanistica, al Gabinetto della Sindaca, alla Direzione Generale del Campidoglio e all'Avvocatura Capitolina. Un paio di pagine per prendere atto di come il Comune non possa «che registrare l'emergere di un fattore di crisi in ordine alla sussistenza degli elementi di consenso necessari per il proseguimento congiunto dell'iter procedimentale». Insomma una presa d'atto di quello che ormai è noto da una settimana, di come i rapporti tra i due soci, Roma ed Eurnova, si siano logorati, e di come il progetto sia non ad un punto morto, ma molto più semplicemente già sfumato. La «constatazione di una oggettiva mancanza di consenso/accordo circa i contenuti e conseguentemente verso ulteriori prospettive del percorso».
La lettera firmata dal direttore del Dipartimento Urbanistica, Cinzia Esposito, non lascia spazio a molte interpretazioni, e non stupisce nei toni e nei contenuti, visto anche il lavoro che la stessa Esposito ha dovuto fare negli scorsi mesi per arrivare ad un accordo sulla Convenzione. Atto questo che «dovrà concludersi nella formalizzazione di reciproche obbligazioni tra tre soggetti», non solo Eurnova e Comune, «in quanto a conferma del vincolo di strumentalità si prevede la sottoscrizione […] anche da parte della Roma».
Dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica quindi chiedono alle parti in causa, Roma ed Eurnova, al fine di avere «certezza dell'agire amministrativo», di sapere «se e come le parti private (e comunque il proponente Eurnova) proseguano congiuntamente nel processo», a partire dalla sottoscrizione dell'Atto d'Obbligo. A prescindere poi dalle risposte che Eurnova e la Roma faranno pervenire al Comune, il Campidoglio ha comunicato nella lettera che si riserverà comunque «un autonomo momento di analisi circa la sussistenza della imprescindibile qualificazione di soggetto proponente, qualificazione autonoma rispetto alla mera proprietà delle aree».
Insomma il Comune si riserva di dire la sua al termine di questa fase, e con i propri tempi. Fatto ribadito ancora alla fine della lettera, quando si precisa che ci potrebbero essere ulteriori «controdeduzioni ai contenuti» che verranno inviati. Come a dire che se pure dovessero arrivare le risposte richieste, l'iter potrebbe non ripartire. Un po' quello che la sindaca avrebbe garantito alla Roma, un congelamento sine die dell'iter, tale da permettere l'avvio di un'altra procedura parallela. E non è affatto scontato che Eurnova possa produrre quanto chiesto dalla Esposito. Vale a dire «uno schema di percorso che porti alla totale acquisizione e disponibilità […] delle aree private». Ed ancora «le dettagliate individuazioni e qualificazioni di ciascun comparente alla futura Convenzione», quindi inclusa la Roma. E poi «l'Atto d'Obbligo sottoscritto da entrambe le parti private» e «le garanzie fideiussorie». E la guerra delle carte bollate è solo all'inizio.