A questo punto è ormai quasi certo che le prossime elezioni amministrative, comprese quindi le comunali a Roma, si terranno il prossimo autunno, presumibilmente il 10 e 11 ottobre. Manca solo l'ufficialità, che dovrebbe arrivare nelle prossime ore, ma la decisione sarebbe stata assunta in prima persona dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Ed è anche molto probabile che un uomo delle istituzioni come Stefano Scalera, fino a pochi giorni fa vice capo di Gabinetto del Ministro di Economia e Finanza, sapesse già da qualche giorno l'orientamento del Governo. Questo spiegherebbe ancor di più il senso dell'incontro andato in scena martedì scorso tra i vertici giallorossi e la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Poteva infatti sembrare strano intavolare un abbozzo di trattativa, per giunta con uno scadenzario fissato per giugno, con chi proprio a giugno avrebbe dovuto sottoporsi alla prova delle urne. Le elezioni a ottobre invece delineano la strategia della Roma e della sua proprietà per il nuovo stadio. Quel che sappiamo è che quello della Roma non è un bluff, non si sta giocando chi sa quale partita nella speranza che il Comune allenti la presa sulle opere pubbliche e rimetta in campo il progetto di Tor di Valle. Quel progetto, forse a pochi passi dall'approvazione definitiva, piaccia o non piaccia, la Roma lo ha definitivamente accantonato. Anche se dal Comune di Roma filtra come la sindaca abbia deciso di non fermare il progetto. Questo perché la Roma non è formalmente il proponente e non può chiedere lo stop dell'iter. Richiesta che ad oggi potrebbe fare solo Eurnova, che ovviamente non ci pensa nemmeno, e che ha anzi contestato alla Roma la decisione di ritirarsi dall'accordo per l'utilizzo dell'area. Per l'avvocatura capitolina (coadiuvata dagli uffici tecnici del Segretariato generale e del Dipartimento Urbanistica) il Comune ha le mani legate e la questione devono risolverla proprio la Roma con Eurnova, magari anche davanti ad un giudice. Quello che la sindaca può fare per venire incontro alle richieste dei Friedkin è congelare (come di fatto sta già facendo) l'iter amministrativo. Tempi quindi destinati ad allungarsi oltre le previsioni.

Una nuova area

I Friedkin però, come ci stanno abituando, puntano dritti al nuovo obiettivo. Uno stadio integrato nel tessuto urbano della città, che non richieda grandi interventi strutturali (o nessuno, meglio ancora). Se poi si potesse evitare anche l'adozione di una Variante al Piano Regolatore meglio ancora. Un'area difficile (qualcuno sussurra impossibile) da identificare e su cui comunque il rischio di veti e ricorsi sarebbe importante. Ed ecco allora la strategia di Scalera. Portare l'attuale sindaca a sposare quella che sarà la scelta del club e poi mettere il tema al centro della campagna elettorale.

La Raggi ha un disperato bisogno dello stadio per anche solo sperare di essere ricandidata, ed è probabile che non si metta di traverso. Il comunicato di martedì sera del Campidoglio avrebbe proprio questo scopo. Identificata l'area ed ottenuto il benestare della prima cittadina, sarebbe inevitabile per qualsiasi candidato doversi esprimere circa questa scelta. E quanto questo possa spostare in termini di voto è piuttosto chiaro. Già nei prossimi giorni gli uomini della Roma si risentiranno con quelli della Raggi per stilare un vero e proprio calendario di incontri e riunioni che porti appunto al risultato desiderato. Il primo incontro ci dovrebbe essere comunque entro la fine del mese. Nel frattempo i dirigenti del club, che saranno comunque impegnati nella risoluzione del rapporto con Eurnova, inizieranno le prime perlustrazioni per cui si sarebbe deciso di non incaricare alcuna società esterna. Operazione appena avviata ma che va assumendo già da ora i connotati di impresa titanica.