Dan Meis, l'architetto statunitense che ha lavorato al progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Siamolaroma.it dopo la decisione da parte della società giallorossa di interrompere l'iter per la costruzione dell'impianto. Queste alcune delle sue parole.

Sig. Meis, da pochi giorni è arrivata una notizia del tutto inaspettata: la famiglia Friedkin, nuova proprietaria dell'AS Roma, ha deciso di abbandonare il progetto dello stadio da voi ideato a Tor di Valle. Le chiedo: ne era a conoscenza? Qualcuno l'aveva avvertita? Qual è stata la sua reazione?
"No, non ero a conoscenza dell'annuncio ma non posso dire di essere rimasto molto sorpreso. La politica in costante mutamento e alcuni requisiti infrastrutturali estremamente onerosi avevano reso il progetto sempre più improbabile. Sono pratico su queste cose in quanto mentre un nuovo stadio è necessario per rendere il club più competitivo, non ha senso gravarlo con debiti non realistici e inutili. Ero molto triste ovviamente perché sono stati anni di investimenti e un design di cui ero molto appassionato".

Dal giorno in cui ha iniziato a lavorarci ad oggi è passato davvero tanto tempo: c'è stato un momento in cui ha capito che sarebbe stato difficile veder questo stadio realizzato?
"I progetti di stadi complessi sono sempre difficili, spesso con diverse partenze e arresti. Ho sempre saputo che Roma sarebbe stata particolarmente impegnativa. Sapevo tuttavia che qualsiasi proprietario a un certo punto avrebbe perso la pazienza se non avesse sentito il sostegno e la collaborazione delle autorità locali. Con il passare del tempo, le probabilità di vederlo crescere sono diminuite".

Qualche giorno fa ha postato sul suo account Twitter le foto dello Stadio della Roma: spera ancora di vederlo costruito? Ne ha parlato con i Friedkin?
"Credo ci sia un nuovo stadio dell'AS Roma nel nostro futuro e mi piacerebbe progettarlo. C'erano alcune idee in quegli schizzi per mettere insieme vecchio e nuovo, simili a ciò che abbiamo progettato per l'Everton. Ho incontrato i Friedkin e ho presentato il lavoro che abbiamo fatto per il proprietario precedente, ma ho chiarito che aveva perfettamente senso rivisitare tutto ciò che riguarda il design come nuovo proprietario. Ogni proprietario è diverso e il design dovrebbe rappresentare la loro visione unica per il Club. Di certo, non mi sarei mai aspettato che mi assumessero semplicemente per il lavoro che abbiamo svolto in passato, ma sono convinto che, immergendoci per anni nella cultura dell'AS Roma e della città di Roma, abbiamo un valore unico che possiamo portare al progetto. Ci distinguiamo assumendo solo 1 o 2 progetti alla volta. Questo mi permette di entrare in sintonia con il proprietario, la città e i fan del club. Gli stadi sono diversi dagli altri edifici e non devono essere "stereotipati", sono la casa di club e tifosi che hanno diverse generazioni di storia. Capire quella storia e la passione dei tifosi è fondamentale per progettare uno stadio come questo. Questo è il motivo per cui la Curva Sud era così "grande" nei nostri concetti".