Stavolta non ha tirato in ballo il Flaminio, ma nella sostanza la sindaca di Roma Virginia Raggi continua a tentare di spostare la responsabilità dell'impasse in cui la sua amministrazione ha buttato il progetto per il nuovo stadio della Roma, sulle spalle di qualcun altro, magari proprio della Roma. E così a distanza di poco più di una settimana la prima cittadina è tornata a parlare dello stadio. «Lo Stadio della Roma? Noi come amministrazione abbiamo fatto tutto quello che dovevamo - ha detto la Raggi a "Strada Facendo" su Rai Isoradio - Adesso c'è una nuova proprietà che deve, dovrà portare avanti il progetto sul tavolo».

Un concetto che ormai l'esponente del Movimento 5 Stelle sembra aver mandato a memoria e che serve a distogliere l'attenzione da quelle che sono di tutta evidenza proprie responsabilità. Perché affermare che il Comune ha fatto tutto quello che doveva fare non è proprio una verità assoluta, anzi. La realtà dei fatti parla di un progetto fermo a metà strada tra Comune e Regione, senza ancora un accordo definitivo sul potenziamento della Ferrovia Roma-Lido. L'oggetto del contendere è e resta la mobilità, il trasporto pubblico in particolare, su cui da sempre i due Enti hanno posizioni diverse.

La Regione si fa forte dei circa 180 milioni di euro stanziati direttamente per la ferrovia, mentre il Comune non riesce a sbloccare i circa 45 milioni di fondi privati che dovrà gestire direttamente. Senza l'accordo su questo punto non si può mandare avanti il progetto, che quindi resta fermo. Lo scorso agosto la Raggi e la sua giunta avevano annunciato la volontà di far arrivare il progetto stadio, con annesse Convenzione e Variante al Piano Regolatore, in aula entro l'autunno. Traguardo poi spostato a Natale. Ed ora magicamente per la Raggi tutto è stato fatto? Purtroppo senza l'approvazione di questi documenti l'iter non può proseguire. Sicuramente da parte della società giallorossa in questo momento non c'è fretta, e piuttosto si sta preferendo vagliare ogni possibile alternativa. Ma affermare implicitamente che il ritardo sia dovuto alla volontà del club è una mistificazione della realtà.

Almeno è stato sgomberato il campo dall'ipotesi Flaminio, evocata la scorsa settimana ancora dalla sindaca. Infatti nei giorni scorsi l'assessore allo Sport del Comune di Roma Daniele Frongia ha reso noto come sia stato presentato un progetto per l'utilizzo dell'impianto di Nervi dalla As Roma Nuoto, che lo vorrebbe realizzare insieme a un gruppo di privati. Di questo gruppo fanno parte anche Costruzioni Civili e Commerciali, Rubner Halzbau, Protos Engineering e Bear Stadiums. Un progetto solido quindi che, come detto, allontana la Roma dallo stadio di Viale Tiziano.

Resta quindi Tor di Valle. Entro la fine di questo mese il costruttore ceco Radovan Vitek dovrebbe versare la caparra per l'acquisto dei terreni dove sorgerà il nuovo stadio. Denaro che servirà ad Eurnova per saldare i propri debiti, scongiurando la possibilità di un concordato, o peggio ancora. Compiuto questo passaggio non è escluso che la nuova proprietà della Roma sciolga definitivamente le proprie riserve e faccia sentire la propria voce con le istituzioni. Anche se in realtà tutto lascia pensare che i vertici del club siano entrati nell'ordine di idee di attendere l'esito delle prossime elezioni e l'insediamento della nuova giunta che guiderà la città. La Roma quindi continua ad aspettare il proprio stadio. Nove anni dopo l'avvio del progetto. Trenta dopo la morte dell'uomo che per primo lo ha immaginato e desiderato. Crediamo sia davvero troppo tempo.