"La vittoria appartiene ai più perseveranti" diceva Napoleone Bonaparte nel suo secondo esilio a Sant'Elena. E forse a questo motto si ispira l'architetto Francesco Sanvitto, a capo del Libero Tavolo dell'Urbanistica, ex esponente del Movimento 5 Stelle, che ieri ha presentato l'ennesimo documento contro lo stadio della Roma. Questa volta si tratta di una diffida al Comune a che non deliberi a favore della Variante al Piano Regolatore Generale sul progetto di Tor di Valle.

Le motivazioni suonano come già sentite, ma vediamole. «Il 5 settembre 2019 è stato approvato l'aggiornamento del Piano di Bacino del Tevere V stralcio funzionale per il tratto metropolitano di Roma da Castel Giubileo alla Foce – PS5», ha fatto notare l'architetto Sanvitto. In quel documento «l'area di Tor di Valle è contraddistinta da un divieto di costruzioni civili o industriali causa pericolo alluvioni ed esondazione del fiume». «Alla impossibilità di edificare perché alcuni terreni erano contraddistinti come R3 o R4 per il rischio di esondazione del Fosso di Vallerano – ha sottolineato Sanvitto – ora si aggiunge lo stesso divieto per i rischi di esondazione del fiume Tevere».

Insomma per Sanvitto ed il suo Tavolo l'Autorità di Bacino del Fiume Tevere certificherebbe l'impossibilità di costruire nell'area dell'ex ippodromo. E questo nonostante la stessa Autorità abbia fatto parte della Conferenza Preliminare sul progetto nel 2014 e di quella Decisoria del 2017, concluse entrambe con il via libera. Nonostante quindi la stessa Autorità abbia approvato la costruzione dello stadio nell'area in oggetto. Se così fosse ci sarebbero gli estremi per una causa più che milionaria dei proponenti nei confronti della Pubblica Amministrazione. Ovviamente così non è, perché l'Autorità ha più volte chiarito come proprio lo stadio e le opere ad esso collegate in realtà servano a mitigare i rischi di un'area già abitata.

Insomma proprio lo stadio che Sanvitto chiede non venga edificato risolverebbe il problema dei residenti del quartiere, quindi dei cittadini romani. La diffida del Tavolo sa quindi dell'ennesimo tentativo destinato a cadere nel vuoto. Come quello della consigliere Cristina Grancio di due giorni fa, cui ha risposto prontamente il Comune e di cui vi abbiamo resocontato ieri. La capogruppo del Misto in Assemblea capitolina e vicepresidente della Commissione Urbanistica, aveva lunedì scorso annunciato di aver diffidato il vice direttore generale di Roma Capitale, Roberto Botta, e la dirigente del Dipartimento Urbanistica, Cinzia Esposito, ai quali era stata formalmente presentata richiesta di ottenere copia della bozza di Convenzione inviata dagli uffici del Comune a Eurnova.

Peccato che la procedura di accesso agli atti non sia ancora conclusa. Come ribadito poi dal Campidoglio alla consigliera di opposizione. In merito alle dichiarazioni della Grancio, il Campidoglio ha voluto precisare che «le notizie riportate risultano essere non vere e inesatte in quanto la procedura di accesso agli atti è ancora in corso e non si è ancora conclusa». Quindi «quanto riportato dalla consigliera non risponde all'attuale stato degli atti». Inoltre, il Campidoglio ha sottolineato che «il Regolamento per il diritto di accesso ai documenti e alle informazioni prevede tempi e modalità precisi, anche per l'accesso dei consiglieri per l'esercizio del mandato degli organi elettivi». Insomma nessun veto o censura. Del resto la sindaca e la sua giunta sembrano piuttosto fieri della proposta di Convenzione inviata ai privati, e quindi non vi è motivo di tenere nascosto il testo. Alla consigliera Grancio e all'architetto Sanvitto però sfugge forse che Napoleone da Sant'Elena non se ne sia mai andato…