Nel raccontare la vicenda stadio della Roma, mai come in questo periodo, si procede un po' a sensazioni, senza dichiarazioni, o meglio ancora atti, precisi e puntuali, ma con affermazioni riferite nei corridoi dei palazzi della politica romana, o degli ambienti finanziari. Nulla di nuovo per chi fa il cronista politico, per carità. E la sensazione di questi giorni è che si possa essere veramente alla vigilia di un punto di svolta.

Sensazioni positive, insomma. Supportate ovviamente dalla imponente mole di lavoro portata avanti in questi anni dalla Roma, e soprattutto dai suoi dirigenti, in primis il vicepresidente esecutivo Mauro Baldissoni. Perché sia chiaro ancora una volta che, se il progetto per il nuovo stadio del club giallorosso è ancora in piedi, a dispetto di vere e feroci lotte politiche, ricorsi legali, inchieste varie della Procura, lo si deve esclusivamente alla caparbietà di chi in questo sogno ha creduto realmente e sempre. Lavorando a testa bassa.

Le voci di palazzo raccontano come probabilmente la prossima settimana, ma al più tardi quella successiva, i tecnici del Comune di Roma, coordinati da Roberto Botta, vicedirettore generale di Roma Capitale, dovrebbero completare la bozza di Convenzione Urbanistica. Il documento su cui le parti si sono scontrate negli ultimi mesi, dovrebbe venire incontro alle richieste dei privati, ricalcando in linea di massima quanto prescritto dalla Conferenza dei Servizi, superando quindi (anche se solo parzialmente) l'impasse sulla contestualità delle opere pubbliche con quelle private.
È utile infatti ricordare come le parti si siano bloccate sulla richiesta della sindaca Virginia Raggi di vincolare l'apertura dello stadio al completamento delle opere di mobilità previste nell'area, a prescindere che queste ultime fossero di competenza dei privati o di altri enti pubblici. Nello specifico il nodo era l'ammodernamento della ferrovia Roma-Lido, per cui i privati verseranno una cifra vicina ai 45 milioni di euro, che però serviranno solo all'acquisto di alcuni treni e al rifacimento della stazione di Tor di Valle. Il resto della linea è invece finanziato e gestito dalla Regione Lazio, che ha già stanziato 180 milioni di euro, fatto partire i bandi pubblici, e previsto di concludere i lavori non prima del 2023.

Ecco il problema di fondo: la Roma spera e confida di terminare i propri lavori entro il 2022, e comunque non si "fida" della scadenza fissata dalla Regione. Per i giallorossi, e per Eurnova, è impensabile legare le sorti del nuovo impianto a lavori pubblici il cui esito nel nostro Paese non è mai scontato. Peraltro lavori che sono stati espulsi dal progetto originario proprio per volontà dell'attuale giunta capitolina nel febbraio del 2017, pur di cancellare le tre torri disegnate da Daniel Libeskind.
Ora questo braccio di ferro sembra essere stato risolto a vantaggio dei privati. Staremo a vedere se effettivamente questo corrisponderà alla realtà dei fatti, sapendo comunque che la partita non sarebbe chiusa, e che la Roma dovrà necessariamente fare delle osservazioni e delle correzioni alla bozza che riceverà dal Comune. Siamo però vicini alla conclusione di questo stallo. I passi successivi saranno l'approvazione della stessa Convenzione e della Variante al Piano Regolatore. Il progetto dovrà tornare poi in Regione per l'approvazione definitiva.