L'incontro numero 113 è andato via liscio come l'olio. Del resto quello andato in scena tra i legali della Roma, quelli di Eurnova e quelli del Comune, era di fatto un pro forma, come tanti altri ce ne saranno. Come abbiamo già scritto la questione più spinosa, quella ben lontana dall'essere risolta, è stata momentaneamente accantonata, per evitare di impantanarsi, ancora una volta, in una situazione di paralisi che avrebbe rischiato, questa volta davvero, di compromettere il progetto. In più la giornata di ieri ha visto il maggiore protagonista dell'affaire stadio, quello che lo ha ferocemente e testardamente portato avanti finora, il Vice Presidente giallorosso Mauro Baldissoni, "distratto" dalla nascita di sua figlia (congratulazioni da tutta la redazione, ndr). Fatto sta che si è proseguito con la stesura della Convenzione Urbanistica, lavorando di fino ed in punta di diritto su tutto quanto già concordato tra le parti. Quello che resta fuori, come detto, è invece la ferrovia Roma-Lido, su cui in realtà ci sarebbe poco da discutere, non essendo (nella sua interezza) nemmeno prevista nel Verbale di Determina della Conferenza dei Servizi. Il problema sta tutto nella delibera di Pubblico Interesse votata, anzi novata, dall'Assemblea capitolina nel giugno del 2017, dove venne scritto nero su bianco come costituisse, appunto, pubblico interesse, che almeno il 50% del pubblico arrivasse allo stadio attraverso il trasporto pubblico. Fatto ribadito in Conferenza dei Servizi, e addirittura rafforzato dal Politecnico di Torino. Il cui parere ricordiamo non era necessario, ma che fu richiesto dalla sindaca Raggi per mettere a tacere il malcontento dei propri consiglieri dopo l'arresto di Luca Parnasi (e forse ancor di più di Luca Lanzalone).

Oggi però proprio la sindaca si trova politicamente impiccata a questi documenti e pretende che le opere pubbliche siano contestuali a quelle private. Insomma niente via libera all'apertura dello stadio se prima non sono finiti i lavori di potenziamento della Roma-Lido. Il problema sta tutto in questa contestualità delle opere. Perché nel potenziamento della ferrovia che collega la città al litorale, i privati ci entreranno, e per scelta proprio della Raggi e della sua giunta, molto poco. Si limiteranno al versamento di una somma pari a circa 45 milioni di euro per l'acquisto di nuove vetture. Il grosso dell'intervento sarà invece a carico (e interamente gestito) dalla Regione Lazio, che, titolare della ferrovia, alla fine dello scorso maggio ha firmato (dopo averla approvata in assemblea lo scorso 21 febbraio) la convenzione tra Regione stessa, ministero dei Trasporti, Rfi ed Atac (in quanto ente attualmente gestore) per l'ammodernamento della Roma-Lido. La linea diventerà una sorta di metropolitana urbana con passaggio di un treno ogni 6 minuti, e nuovi convogli, entro l'inizio del 2023. I lavori saranno assegnati nel secondo semestre del 2020 ed i cantieri dovrebbero aprirsi nei primi sei mesi del 2021 per concludersi tra la fine del 2022 e appunto l'inizio del 2023. I soli nuovi treni (che saranno una decina a fronte dei 20 che invece sarebbero necessari secondo alcuni studi) arriveranno, per ammissione della Presidente del X Municipio Giuliana Di Pillo, non prima del marzo 2022. Insomma tutto troppo in ritardo rispetto ai desiderata dei privati che vorrebbero inaugurare il nuovo impianto giallorosso nel 2022. E questo senza contare i possibili, anzi probabili, ritardi che ogni opera pubblica porta in dote con sé. Le soluzioni (da penali per il pubblico, a servizi provvisori su gomma) per ora non convincono le parti in causa. La soluzione dovrà necessariamente essere politica ed a trovarla dovrà essere la sindaca. Quel che è certo è che di tempo non ne resta più molto.