La controinformazione sta dilagando. In particolare riguardo l'iter per lo stadio della Roma, da tempo, troppo tempo, al centro di chiacchiere, veleni, follie, bugie, stronzate, invenzioni avallate e cavalcate da chi fa finta di volere bene alla Roma. Questo giornale, in tempi recentissimi, smentendo tutti i cialtroni che in questa città hanno pensato, detto e scritto che siamo il giornale della Roma, ha preso una posizione netta, chiara, dura nella vicenda dell'addio a Daniele De Rossi, un errore che continuiamo a pensare rimanga tale. Per questa ragione, conservando la stessa indipendenza di pensiero che è figlia unicamente dei nostri convincimenti che partono da una priorità chiamata Roma, ora vogliamo denunciare, a voce alta, lo scempio che si sta perpetrando nei confronti della vicenda stadio.

Il nostro tutto vuole essere meno che un discorso politico. Non ci interessano destra, sinistra, movimenti, partiti, nani e ballerine. Ci sta a cuore la verità. E non ce la stanno raccontando. Anzi fanno filtrare attraverso microfoni che se solo sapessero la storia si vergognerebbero di frequentare o giornali compiacenti, una montagna di bugie, magari sapendo l'estrema debolezza di questo momento di Pallotta e della sua società, e magari pure illuminati, si fa per dire, da qualche striscione di una minoranza di tifosi che hanno manifestato il loro no allo stadio. Allora, vai con le bugie che, tanto, a forza di raccontarle, qualcuno ci casca.

Ci hanno raccontato che i proponenti, li chiamano così, avrebbero chiesto un'attenuazione del vincolo di strumentalità tra l'impianto e l'As Roma, cioè ridurlo rispetto ai trenta anni previsti (la Roma se potesse lo allungherebbe a 90). È una cazzata totale, e non chiediamo scusa per il francesismo, intanto perché non non si può fare ma soprattutto perché non è mai stata chiesta dai dirigenti giallorossi. Ci hanno raccontato della quantificazione a 98 milioni di un'eventuale penale: invenzione perché non è mai stato definito l'importo che, peraltro, molto probabilmente sarebbe inferiore. Ci hanno raccontato che prima del taglio del nastro inaugurale dello stadio, la Roma dovrà aspettare la conclusione delle opere pubbliche. La società è d'accordo su quelle che le spettano, ci mancherebbe, ma sulla Roma-Lido, per la quale i privati contribuiranno con 45 milioni di euro, come fa a essere d'accordo? È una trappola, l'ennesima, fondata sul racconto fantasioso (eufemismo) che si fa per provare a nascondere le perplessità all'interno della stessa maggioranza in Comune. Il tutto, peraltro, il giorno prima della riunione che doveva definire la questione. Riunione che è durata cinque ore a conferma di come la Roma, nonostante tutto, stia facendo l'impossibile per arrivare a un punto d'incontro definitivo per il via ai lavori per lo stadio. Perché la Roma in questa vicenda è brutalmente dalla parte della ragione. E lo sanno pure quelli che dicono e scrivono una montagne di stronzate. E viva i francesismi.