Non è chiusa, ma ci siamo. Questione di dettagli e già oggi potrebbe esserci la fatidica fumata bianca a Boston tra il presidente giallorosso e la delegazione di Eurnova giunta negli Stati Uniti per cedere la propria partecipazione nel progetto Tor di Valle. Ormai sono mesi che le parti trattano e, come confessato dallo stesso Pallotta, l'accordo sulle cifre sarebbe stato raggiunto già da più di due mesi per una cifra vicina ai 100 milioni di euro. Quello che mancano sono i dettagli. Perché c'è chi spinge perché il manager americano acquisti l'intera società della famiglia Parnasi. Società che una volta privata dei terreni (ancora però da saldare alla Sais della famiglia Papalia) e della partecipazione nel progetto stadio, sarebbe sostanzialmente una scatola vuota. O quasi vuota. Ed in quel quasi c'è parte del problema da risolvere.

Infatti dentro Eurnova resterebbero le voci in "uscita", vale a dire i dipendenti (ormai pochi a dire il vero), oltre a qualche debito. Per questo per portare avanti l'operazione in questi termini bisognerà discutere ancora di cifre, da limare. La presenza a Boston dell'avvocato Roberto Cappelli (presente insieme a Giovanni Naccarato e Riccardo Tiscini, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Eurnova) servirebbe proprio a trovare la quadra del cerchio. A oggi è probabile che il presidente americano però rilevi solo i terreni e la quota "proponente" per lo stadio, lasciando alla famiglia Parnasi società e debiti. Occorreranno ancora giorni (pochi) per arrivare a dama, ma è certo l'esito della trattativa. Perché è nell'interesse di entrambe le parti chiudere. Dei "romani" vendere, e presto per esplicito volontà della proprietà, che vuole liberarsi delle luci mediatiche dell'affaire stadio prima del processo che vede coinvolto Luca Parnasi ed i suoi più stretti collaboratori. E degli "americani" comprare, perché consci che solo così si può rimettere in moto la macchina ferma ormai da troppo tempo.

La posizione del Comune

Al Comune di Roma, dove anche ieri è andata in scena l'ennesima riunione volta alla definizione della Convenzione Urbanistica, non aspettano altro. La maggioranza 5 Stelle, per quanto nuovamente compatta intorno alla sindaca, sembra ancora restia a concedere un contratto (la Convenzione non è altro che questo) a una società il cui proprietario risulta imputato per reati di corruzione. Ed il fatto che la Procura abbia più volte rassicurato che lo stadio non sia stato minimamente toccato dall'audacia operativa di Parnasi o dalla presunta ingordigia di Luca Lanzalone (l'avvocato vicino a Grillo divenuto presidente di Acea e uomo di primo piano dell'amministrazione capitolina), non rasserena gli animi di un gruppo politico che dovrà a breve fare i conti con una nuova prova elettorale. Ecco, le elezioni europee del prossimo maggio costituiscono una sorta di spartiacque oltre il quale Virginia Raggi, e soprattutto il suo mentore, il vicepremier Luigi Di Maio, non vogliono andare. Il progetto stadio, approvato e rispedito alla Regione Lazio, va esibito in campagna elettorale. Senza Parnasi, e quindi senza Eurnova. Tra l'altro l'assenza del costruttore romano permetterebbe anche il riavvicinarsi di quell'imprenditoria italiana e internazionale che ha mantenuto sempre alta l'attenzione sull'affare stadio, ma che negli ultimi mesi ha preferito farlo a distanza. Per esempio la DeA Capital (società immobiliare del gruppo De Agostini) che stava per acquistare i terreni proprio da Parnasi (per 200 milioni di euro circa), velocemente si è chiamata fuori proprio per non essere coinvolta nelle indagini della procura.

I costi dell'opera

A Pallotta occorreranno tra gli 800 milioni e il miliardo di euro per portare a compimento l'intera opera, e questi soldi vanno reperiti attraverso soluzioni bancarie o meglio ancora investitori. Una possibilità concreta ad oggi è rappresentata dalle obbligazioni bancarie rilasciate con il futuro stadio a garanzia. Operazione questa che vedrebbe in prima linea un partner storico di Pallotta e della Roma, quella Goldman Sachs già creditrice del club giallorosso. Un'operazione non nuova per l'istituto di credito americano, che recentemente ha portato avanti un'iniziativa analoga con l'Inter (con a garanzia diritti televisivi e merchandising). Altre possibilità invece sono rappresentate da investitori nazionali e esteri. Come Starwood, società leader nel settore alberghiero, e che già risulta tra gli azionisti di Neep (la società proprietaria della Roma) e in qualche modo coinvolta in Stadco (la società veicolo per la realizzazione dello stadio). Il presidente è convinto che, liberatosi del socio romano, questi investitori (ed altri) torneranno a bussare alla porta del club. Una convinzione non peregrina e che attende solo l'ultimo passo per potersi manifestare. Per questo si tratta e si continuerà a trattare. Fino alla fumata bianca.