La brutta copia. La bella copia. I flussi del traffico. Il Politecnico consegnerà in ritardo, dicono che non l'avrebbe ancora fatto. L'artistica tribuna di Tor di Valle. La figlia erede dell'architetto. Il Ministero dei Beni Culturali. Perché a Tor di Valle, un perché che si sarebbe detto qualsiasi sito fosse stato scelto, dimenticando peraltro che all'inizio i siti proposti erano stati più di cento. Il rischio allagamento, come se nella storia di una Roma sempre più maltrattata, ci fossero stati casi di cavalli annegati a Tor di Valle per l'esondazione del Tevere. La prima conferenza dei servizi. I grattacieli (bellissimi) che deturpavano la vista dal Gianicolo, pensa te. L'ecomostro. La colata di cemento. La seconda conferenza dei servizi. Il primo progetto, approvato. Il secondo, pure. Tre sindaci, un commissario, un esercito di nani, ballerine, cialtroni e delinquenti. L'inchiesta che ha coinvolto Eurnova dell'imprenditore Parnasi che, pure a fronte delle dichiarazioni dei magistrati che non hanno fatto altro che smentire, hanno provato in tutte le maniere ad associarla allo Stadio della Roma.

Ci fermiamo qui in questa estrema sintesi sul percorso dello stadio di Tor di Valle che da oltre sette anni va avanti tra giunte che cambiano; sindaci che vengono sfiduciati; opinioni mai chiare; prima il sì di una parte politica che poi diventa no, ma anche il no di un'altra parte politica che poi diventa sì, in quel classico balletto a cui purtroppo questo paese ci ha abituato, in un valzer di bugie e opportunismi politici, di qualsiasi colore, che ci repellono. Non se ne può più. E in questo senso troppo paziente è stata la Roma (sapeste quante volte hanno dovuto calmare Pallotta che fin qui ha già speso una cifra vicina agli ottanta milioni) che, pure, per due volte, non una, ha visto certificato il suo diritto alla costruzione della sua casa, della nostra casa, della casa dei tifosi giallorossi. Un diritto che oggi, se mai dovesse arrivare uno stop, consentirebbe alla Roma di dire ci vediamo in tribunale con una richiesta di risarcimento danni di centinaia di milioni. Per questo e per l'ennesima volta, chiediamo chiarezza e parole oneste. In una parola: la verità. È così difficile?