Comincerà da Bergamo - per la precisione Ciserano-Zingonia, sede dello storico campo di allenamento dell'Atalanta, la carriera da calciatore della Roma del 17enne centrocampista Ebrima Darboe, convocato per la prima volta da Alberto De Rossi per la trasferta di Coppa Italia di oggi. L'attesa è stata lunga: il ragazzo è arrivato a Trigoria un anno e mezzo fa, nell'agosto del 2017, ma già prima aveva dovuto aspettare vari mesi per essere tesserato dall'Asd Young Rieti. E il lieto fine non è mai scontato in questi casi: il classe '99 Bakary Jaiteh, gambiano come lui, arrivato in Italia su un barcone, è stato per mesi a Trigoria (e qualche anno prima aveva provato con la Lazio), come Darboe si è allenato anche con la prima squadra, ma non è mai stato tesserato: l'esordio in Primavera lo ha fatto quest'anno con il Foggia.

Darboe ce l'ha fatta, almeno per ora: ha convinto i giallorossi a tesserarlo. Si è preso un posto in rosa, ora proverà a prenderselo anche nell'undici titolare. Ma già così, a prescindere dalle gare che giocherà nei prossimi mesi, la sua storia è una favola. La Roma Primavera è il top del calcio giovanile italiano: quando è arrivato in Italia in cerca di fortuna, quando a Rieti non poteva giocare neppure tra i dilettanti, era difficile anche solo sognarlo un traguardo del genere. «La sua è una storia bellissima, a lieto fine - spiega Massimo Masi, presidente dello Young Rieti - ha realizzato un sogno. E ora continuerà a sognare. L'ho sentito, poco fa, sta a Bergamo, è un po' teso: vuole dimostrare qualcosa. Non so se giocherà, ma vuole farsi trovare pronto, se dovessero metterlo in campo. Ma comunque vada, già essere lì è un successo. Lui è un bravissimo ragazzo, solare, amichevole, se lo merita davvero».

A Rieti lo aveva mandato lo Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati: era un migrante, arrivato in Italia come minore non accompagnato, categoria super protetta. «Alcuni ragazzi, di quelli che lo Stato ha mandato a Rieti, erano venuti al campo, da noi, ci chiedevano di giocare. Sono andato a parlare con chi li gestiva, e abbiamo fatto un accordo, per farli venire da noi, nell'ambito dei progetti di integrazione. In tutto saranno stati una ventina di ragazzi, su 16-17 anni, ma non venivano tutti insieme: dovevano studiare, avevano corsi di italiano, geografia, alcuni corsi erano anche il pomeriggio. Alcuni si allenavano e basta, alcuni giocavano qualche partitella, anche perché tesserarli era complicatissimo: per qualcuno non ci siamo riusciti, non sono arrivati tutti i documenti. Ogni situazione è diversa dall'altra, dipende da quanto tempo sono arrivati in Italia e a che punto è la pratica per il riconoscimento dello status di rifugiato. Ne abbiamo tesserati tre: uno è ancora con noi, ma ancora non sa se verrà spostato in qualche altra città, un altro, Ass Ndir Mame, è andato al Perugia in estate, e ora è titolare in Primavera. Su Darboe abbiamo lavorato un po' anche dal punto di vista fisico: era magrissimo, non aveva struttura. La sua pratica ha impiegato mesi, è intervenuta anche la Fifa, per ogni cosa serviva l'avallo dell'assistente sociale, nominato dal Tribunale, che gli fa da tutore. La Roma, quando lo ha preso, ben prima di riuscire a tesserarlo, ha dovuto garantire il proseguimento del percorso scolastico. Ma per fortuna si è risolto tutto per il meglio. Sta vivendo un sogno, speriamo duri il più a lungo possibile».